Pavia, imprese e sindacati in allerta. Ma la produzione per ora va avanti
PAVIA. La preoccupazione è tanta, il livello di allerta è elevato, ma per ora il caro energia non ha portato a rallentamenti o addirittura fermi produttivi, eventualmente accompagnati da richieste di cassa integrazione, nelle imprese della provincia. Bisognerà probabilmente aspettare qualche settimana prima di capire quali conseguenze potrà avere la corsa al rialzo sul tessuto produttivo. C’è anche da considerare che il decuplicamento, in un anno, del prezzo del gas (che incide di rimando anche su quello dell’elettricità) non si è ancora riversato, almeno per intero, in bolletta per chi ha sottoscritto contratti di fornitura prima dell’impennata.
Per Elena Maga il tema energetico si intreccia con quello della scarsità delle materie prime: «I timori ci sono e siamo in una situazione di preallarme, ma per ora non abbiamo notizie di aziende che rallentano la produzione o chiedono cassa integrazione – dice la segretaria provinciale della Cisl – siamo naturalmente disponibili a ragionare con le imprese nel caso in cui dovessero prospettarci problemi. Nell’edilizia ci sono difficoltà legate al tema superbonus e all’aumento dei prezzi delle materie prime che sta facendo lievitare i costi degli interventi».
Anche la Cgil non segnala richieste di cassa integrazione avviate da imprese o stop produttivi: «Resta naturalmente una forte preoccupazione, in particolare per i settori più energivori come il metalmeccanico o la gomma-plastica, molto presenti in provincia – dice Fabio Catalano, componente della segreteria provinciale – non dobbiamo dimenticare, poi, che il nostro tessuto è fatto in gran parte da piccole imprese che hanno difficoltà a gestire gli aumenti. Siamo attenti alle pesanti ripercussioni su lavoratori e famiglie e crediamo che sarebbe importante allargare la platea dei beneficiari del bonus sociale».
Il segretario provinciale della Uil, Carlo Barbieri, assicura che c’è «un costante monitoraggio della situazione, da parte di rsu e iscritti, e degli eventuali riflessi sull’occupazione. Le stesse imprese sono in attesa di sapere quali saranno i provvedimenti del governo».
Se l’impatto su produzione e occupazione non si è ancora visto, le previsioni non sono confortanti. «Le aziende hanno appena ripreso l’attività, è ancora presto per capire cosa accadrà – spiega Patrizia Cainarca, direttrice di Cna – ma ci aspettiamo che anche qui succeda quello che sta avvenendo in altri territori, con sospensioni dell’attività da parte di alcune imprese, preferibili al produrre in perdita».
«Siamo di fronte a un fenomeno che, combinato ad altri, rischia di deflagrare, soprattutto nei prossimi mesi – commenta il presidente di Confartigianato Lomellina, Luigi Grechi – penso a molte aziende del calzaturiero e manifatturiero, per le quali l’incidenza del costo dell’energia elettrica non sarebbe elevatissimo se non si sommasse alla dinamica dei prezzi delle materie prime. Stavamo faticosamente riprendendo fiato e fa rabbia constatare che la situazione è di nuovo implosa e che, per molti, sta diventando esplosiva: penso alle attività alimentari da asporto o alle gelaterie, per esempio, dove l’impiego di elettricità è molto elevato». Per la Lomellina c’è anche un problema legato alla Germania: «Molte nostre aziende dipendono da quel Paese. Alcuni fornitori ci hanno già avvisato che non riescono a tenere sotto controllo i costi. Le quotazioni, un tempo annuali, vengono fatte ogni 15 giorni».