Al Museo Carà di Muggia il Carso che non ti aspetti da Sofianopulo a Lucano
TRIESTE A 110 anni dalla pubblicazione del romanzo “Il mio Carso” di Scipio Slataper una mostra al Museo d’arte moderna Ugo Carà di Muggia ne ripercorre i passi più significativi attraverso una quarantina di opere di ventisei artisti vissuti tra Ottocento e Novecento, selezionate dalla Collezione d’Arte della Fondazione CRTrieste.
Curata da Alessandro Del Puppo, si inaugurerà venerdì, alle 18.30, e offrirà l’occasione per rileggere uno dei capolavori della letteratura triestina dell’inizio del secolo scorso e contemporaneamente riscoprire autori noti e meno noti che hanno espresso figurativamente le medesime sensazioni, raccontando, tra luci e ombre, simili paesaggi, analoghe suggestioni.
«Sono state scelte delle opere - dice il curatore Del Puppo - che potessero fornire delle immagini attinenti a quelle raccontate da Slataper nel suo libro ma anche opere di carattere più astratto che potessero restituire un’immagine del Carso non scontata, meno prevedibile».
L’allestimento propone un dialogo tra arte e letteratura ponendo accanto ai dipinti, alle grafiche e qualche scultura, brani tratti dal testo dello scrittore triestino. Chi poi desiderasse approfondire la conoscenza delle singole opere potrà accedere tramite QR code a un’audioguida specificatamente dedicata.
Tra le rappresentazioni più iconiche presenti in esposizione “Nostro Carso” di Guido Grimani viene a reinterpretare perfettamente «il paese di calcari e ginepri», «l’erba setolosa» narrati da Slataper: è una tela degli anni Trenta, ancora legata alla pittura tardo ottocentesca nell’attenta descrizione degli elementi naturali e per il clima di idillio suggerito anche dalla figura della pastorella.
Guardando poi “Il paesaggio carsico” di Mario Lannes sembrerà di poter cogliere dove gli stessi “aridi” ginepri diventano «più coccole che aghi: coccole verdognole, lisce, fresche, come gocce marine» e si potrebbe immaginare di sentire «il sussurro dei piedi fra l’erba già alta, camminando lentamente».
Un significato più spiccatamente politico assume “L’altra sponda” di Cesare Sofianopulo che raffigura in chiave allegorica la Dalmazia separata da Trento, Trieste, Gorizia e l’Istria, laddove la rappresentazione di “Prosecco” da parte di Bogdan Grom, è indubbiamente più espressionista, a dire di come un paesaggio possa riflettere un’identità.
Gianni Brumatti nel suo “Paesaggio carsico” pare voler coglierne l’essenza più profonda, nell’asprezza delle sue linee, nella densità dei suoi colori, quasi a ricordare il Cézanne delle varie versioni della “Montagna di Sainte-Victoire”.
Tra le visioni paesaggistiche più poetiche e suggestive c’è “Plenilunio” di Piero Lucano altrimenti denominato “Notturno a Oblisca”, riferendosi all’attuale Belsko, vicino Postumia: è un olio su tela interamente giocato sui toni del blu e degli azzurri, contrappuntati dai gialli delle luci delle finestre. Ma anche “Cavalli sulla neve” del russo Alessio Issupoff, presente con le sue opere in varie esposizioni triestine tra gli anni Trenta e Quaranta: il suo dipinto ricrea appieno l’atmosfera «d’inverno quando tutto era bianco di neve» descritta sempre da Slataper.
Particolare l’opera pittorica realizzata da Franco Asco, sicuramente più noto come scultore di ascendenza simbolista: intitolata “Materia in evoluzione”, offre una sensazione visiva che effettivamente può richiamare la roccia carsica per quel carattere di “primordialità” capace di alludere ad un’espansione spaziale quale l’artista stesso diceva di aver voluto esprimere.
Non potevano mancare l’opera di Ugo Carà, lo scultore muggesano a cui è dedicato il museo che ospita la mostra, rappresentato dal bronzo “Maternità”, e di Lojze Spacal, artista triestino che aveva scelto di vivere a San Daniele del Carso e che nelle sue xilografie ha saputo trasporre la natura e la storia del territorio carsico in «sintesi strette e tuttavia cariche di presenza» come scriveva Mario De Micheli.
“Il mio Carso. Paesaggi e figure dalla Collezione d’Arte della Fondazione CRTrieste”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia e dalla Fondazione CRTrieste, rientra nelle iniziative culturali della 54° Barcolana e rimarrà aperta fino al 27 novembre.
RIPRODUZIONE RISERVATA