“Terra in trasformazione”, cento artisti riflettono sul cambiamento climatico
TRIESTE. Il problema ambientale si manifesta anche nella dimensione dell'arte, attenta a far emergere un messaggio che supera la logica scientifica per dare voce all'evidenza della catastrofe che sta incombendo sull’intera umanità. “Terra in trasformazione” è la raccolta e lo svolgimento di tale messaggio attraverso due mostre parallele, che saranno inaugurate domani alle 18.30 al Magazzino 26 e resteranno visitabili fino al 24. I visitatori vedranno fotografie, video, sculture, installazioni, dipinti e contaminazioni tra le diverse forme artistiche, espressione di autori che arrivano da Stati Uniti, Siberia, Sustrlia, Ecuador, Cina, Cile, Argentina, Turchia, Inghilterra, Russia, Corea, Colombia, Austria, Germania, Slovenia, Serbia, Croazia, Messico e Italia.
Gli organizzatori dell’allestimento Maria Campitelli, Manolo Cocho, Guillermo Giampietro e Fabiola Faidiga hanno costruito un progetto potente, capace di svegliare le realtà e le coscienze dormienti. L'obiettivo è sottolineare l'urgenza di un intervento globale che incida e trasformi il futuro grazie alle opere e alla partecipazione di un centinaio di artisti da tutto il mondo. Le mostre sono “Crisis Gaia” curata da Manolo Cocho, che segue il programma Arte, scienza e complessità all'Università autonoma del Messico, e “aQua”, ideata da Maria Campitelli, storica fondatrice del Gruppo 78.
«Entrambe le mostre – sottolinea Campitelli - hanno lo stesso obiettivo, seppur ideate in lontananza durante la pandemia, ovvero quello di costruire un messaggio tangibile per sensibilizzare l’uomo nell'intervento urgente sulla Terra. Credo che l'arte abbia la capacità inventiva e propulsiva con i suoi potenti mezzi per comunicare la tragica realtà in cui siamo inseriti, al di là della logica scientifica».
“Crisis Gaia” è una riflessione sulla crisi del pianeta e sulla vita biologica presente sulla Terra, che l'uomo è capace di ditruggere o preservare. Basa la sua espressione artista su una versione completamente virtuale e coinvolge creativi da tutto il mondo con le loro opere. Tra queste sarà visibile “Ars Natura” dell'artista colombiano Yhonathan Virguez Rodriguez, un'opera digitale che riflette su come il battito d'ali di una farfalla possa provocare un uragano dall'altra parte del mondo.
In “aQua”, invece, la scelta dell'espressività artistica è volutamente in presenza, perchè un sentimento di speranza lungimirante ha fatto sì che l'arte potesse e dovesse ritornare tangibile. Raccoglie installazioni video, performance e nuove declinazioni espressive, improntate a dimostrare come l'acqua sia l'elemento fondante della nostra esistenza e, di conseguenza, della nostra sopravvivenza, ma come sia proprio dall'elemento liquido che possiamo scorgere il deterioramento del nostro presente. “I'm Alien” di Fabiola Faidiga, è una delle installazioni in mostra, caratterizzata da una scatola nera, approdata su un lontano pianeta dall’esplosione della Terra, dove è possibile entrare con un pass da attaccare agli abiti per poter ascoltare l’esortazione di un’attivista, inascoltata: “Vi prego, aprite i vostri cuori e agite”.
Ad ampliare e accentuare gli obiettivi del progetto, ci sono gli eventi collaterali che comprendono laboratori e conversazioni scientifiche, una mini rassegna cinematografica a cura di Mila Lazić, le mostre di artisti under 35 che riflettono sempre sul tema dell'acqua, e il progetto “Fine del Confine” con ulteriori installazioni video e land art che sarà ospitato all'interno del Parco Basaglia di Gorizia e all'Adventure Park di Ceroglie dal 5 all'11 settembre. Qui la scelta dei luoghi di confine simbolizza il superamento dei limiti geografici e mentali attraverso l'arte e la cultura.