Nuovo accordo tra Ungheria e Gazprom, così Orban evita i tagli alla fornitura di gas russo
BRUXELLES. Avanti con il gas russo, in barba agli accordi politici che vorrebbero la riduzione degli acquisti da Gazprom del 15% (obiettivo che per l’Italia scende al 7%). L’Ungheria firma un nuovo contratto con il colosso controllato da Mosca, e non fa nullo per nasconderlo. Anzi. Zoltan Kovacs, portavoce del primo ministri Viktor Orban, lo annuncia pubblicamente. Fino a 5,8 milioni di metri cubi di gas naturale in più «su base giornaliera», che si aggiunge ai contratti già in essere.
L’Unione europea non ha imposto alcuna sanzione al gas russo. In risposta all’aggressione dell’Ucraina è stato decretato lo stop all’acquisto di carbone e la stretta sul greggio. Da un punto di vista giuridico Budapest dunque non contravviene alcuna decisione a dodici stelle. Ma solo un mese fa, il 26 luglio, i Ventisette avevano lasciato il consiglio Energia con l’accordo per ridurre spontaneamente la domanda della risorsa pompata da Gazprom. Una decisione figlia di timori di tagli completi e improvvisi da parte del fornitore dell’est.
Adesso l’Ungheria si sfila. Da una parte mette da parte il gas, stoccando come stabilito in sede comunitaria. Tutti sono invitati a riempire le riserve al 90% della capacità in vista dell’inverno, e Budapest non è da meno. Attualmente i siti di stoccaggio sono pieni al 62% della loro capacità. Dall’altra parte, continua a finanziare la macchina da guerra russa pagando nuove commesse a Gazprom. A Budapest si ragiona in termini di interessi nazionali. Quello che conta è che «le forniture dell’Ungheria sono al sicuro», afferma il portavoce di Orban. È lungo questa linea che si muove lo Stato membro dell’est, offrendo alla Russia di Putin motivo di credere che la risposta dell’Ue possa essere aggirata o indebolita.
L'Ungheria è il solo Paese ad avere rotto le fila in modo così esplicito. Quello che ora il club a dodici stelle deve evitare è che altri, in nome della forte dipendenze energetiche, possano essere tentati di seguire le norme di Orban. Preoccupa, in tal senso, quello che potrebbe accadere dopo le elezioni italiane. Nella campagna elettorale in corso, non sono passate inosservate le dichiarazioni del leader della Lega, Matteo Salvini, che chiede di rivedere le sanzioni contro la Russia, e di conseguenza la politica Ue adottata fin qui.