Ue, i ministri degli Esteri d’accordo su sospensione accordo sui visti con la Russia
BRUXELLES. Niente più visti agevolati per i cittadini russi. C’è l’accordo politico a livello Ue, che sopprime, per tutti, la possibilità di ottenere permessi di ingresso e soggiorno sul territorio dell’Unione europea a condizioni più semplici. La riunione informale dei ministri degli Esteri dei Ventisette opera la stretta nei confronti del vicino euro-asiatico. In tempi di conflitto russo-ucraino, e la determinazione europea a non cedere di fronte all’aggressione dell’Ucraina, si prendono nuove misure. Non sanzioni vere e proprie, poiché l’intesa «non vuol dire che non si potranno più ottenere visti», spiega l’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, al termine dei lavori. Semplicemente viene cancellato lo speciale accordo bilaterale Unione europea-Russia per documenti a condizioni di favore.
«Agevolazione vuol dire facilitare», sottolinea Borrell. Quello che succede è che i cittadini russi saranno da adesso in poi trattati come tutti gli altri cittadini di Paesi terzi. «Non ci saranno più agevolazioni, e quindi sarà più complicato ottenere visti», perché il processo di concessione «sarà diverso, più complesso». Più documenti, più burocrazia, più attese. Spetterà ai singoli Stati decidere se aprire le porte del proprio Paese ai richiedenti, nel rispetto delle codice Schengen per la libera circolazione. Se per esempio la Francia dovesse concedere un visto turistico, gli altri Stati dovranno lasciare passare.
Ma le misure non si esauriscono qui. L’accordo politico trovato tra i Ventisette prevede che i passaporti emessi dalla Russia nei territori occupati non saranno riconosciuti. Un modo per ribadire la vicinanza all’Ucraina, e la sua integrità territoriale che per l’Ue consiste in Crimea e Donbass.
La decisione era nell’aria. Borrell spiega che «da inizio luglio assistiamo ad un aumento degli arrivi dalla Russia per viaggi di piacere, per fare shopping, come se non ci fosse una guerra». Ma non è questo a infastidire l’Europa. «Inizia a diventare una questione di sicurezza». E’ questo il vero nodo della questione, che Borrell tocca senza entrare nel merito. Si temono flussi di spie. Dieci giorni fa in Albania, stato membro della Nato e candidato all’adesione Ue, due cittadini russi sono stati trattenuti perché sospettati di essere agenti del Cremlino.
Il ritorno al regime normale di visti è quel compromesso che serviva per arrivare ad una decisione condivisa. Alcuni Stati membri (Germania, Grecia, Cipro) erano contrari ad una messa al bando totale dei cittadini russi, mentre baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), Repubblica ceca e Finlandia si dicono contrari a visti per soggiorni brevi. Il ripristino del regime normale per i visti mette tutti d’accordo, e manda un altro segnale a Mosca.