Mazzette a Venezia, conto da 635 mila euro all’ex funzionario infedele
VENEZIA. Oltre 635 mila euro da risarcire all’Agenzia delle Entrate di Venezia. Questo il conto presentato dai magistrati contabili all’ex funzionario Francesco Cotticelli, finito agli arresti domiciliari nel 2018, travolto con altri – colleghi, professionisti, imprenditori, assicuratori – dall’inchiesta della Procura di Venezia su un sistema di controlli pilotati alle aziende, in cambio di danaro e regalie.
Così ha stabilito la Corte dei Conti presieduta da Carlo Greco, accogliendo le richieste avanzate dal vice procuratore generale, Francesca Dimita.
Funzionario dell’Area imprese medie dimensioni, Cotticelli era stato accusato di corruzione, per aver rivelato segreti d’ufficio in cambio di mazzette: prima 5 mila, poi 8 mila euro, più pranzi e cene pagati dal commercialista Augusto Sartore, per alleggerire i controlli dell’Agenzia su alcune aziende, come Acquachiara Srl, Alles Fish e Davimar.
Nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, Cotticelli aveva ammesso la dazione, «ma mai richiesta... ho sbagliato evidentemente». Poi ha chiuso le sue pendenze penali, patteggiando nel 2019, una pena a due anni di reclusione.
Nei giorni scorsi è arrivata la sentenza della Corte dei Conti, con la condanna a risarcire il danno provocato all’amministrazione pubblica per la quale lavorava: patrimoniale «in quanto dalla sua condotta è derivato un minore introito fiscale»; d’immagine, pari al doppio delle tangenti contestate; e da disservizio, perché nell’orario di lavoro «la verifica fiscale è stata svolta in modo tale da favorire la società oggetto di controllo e quindi in violazione degli obblighi di servizio».
«Dalla documentazione in atti si evince in modo inequivoco», osserva la Corte, «l’illecita della condotta e il dolo, ovvero la piena coscienza e volontà del signor Francesco Cotticelli di intervenire a favore dell’amico commercialista nell’ambito delle operazioni di controllo nei confronti di società clienti, avvisandolo anticipatamente, ricevendo in cambio 13 mila euro».
La Corte cita tra le “prove” anche il procedimento disciplinare al quale è stato sottoposto il funzionario, con l’Agenzia che gli ha contestato anche di aver fatto parte di una loggia massonica, «contravvenendo la regola di informare l’amministrazione della propria adesione ad associazioni «i cui ambiti possono interferire con i procedimenti di ufficio».
Fatti i Conti e detratti i 17 mila euro già versati dall’ex funzionario, restano da pagare 635 mila euro. Ma potrà ricorrere in appello.