Tangenti Mose, finisce all’asta l’ex sede della Mantovani
PADOVA. Finisce all’asta l’ex quartier generale della Ing. E. Mantovani, il colosso delle costruzioni rimasto travolto dallo scandalo Mose. Uffici, deposito e magazzino, spazio scoperto e pure un impianto fotovoltaico per oltre 2.300 metri quadri nella zona industriale di Padova: un “pacchetto” importante il cui prezzo è fissato a 2,5 milioni di euro.
Cifra rilevante, ma che ha subìto un importante ribasso visto che dal primo esperimento di vendita – quello che si è celebrato lo scorso giugno, l’immobile è infatti alla seconda asta – il ribasso applicato è stato del 25 per cento.
LA CADUTA DEL COLOSSO
Il lotto unico in vendita si trova in via Belgio, con un piccolo spicchio di fabbricato che dà anche su viale della Regione Veneto.
Qui, fino a qualche tempo fa, c’era la sede dell’impresa di costruzioni Ing. E. Mantovani spa, le cui insegne campeggiano ancora nel lotto in vendita. Un colosso del settore, come si è già detto, almeno prima di restare travolto dallo scandalo Mose.
Fondata nel 1986, dal 1993 la società era entrata nella Serenissima Holding che fa capo alla famiglia Chiarotto, vantando una sede legale a Mestre e una sede operativa a Padova, appunto in via Belgio 26.
L’inchiesta giudiziaria sulla costruzione del Mose – il sistema di dighe mobili per proteggere Venezia dall’acqua alta gestito dal Consorzio Venezia Nuova, il gruppo di imprese cui sono affidati i lavori – ha fatto venire a galla un fitto sistema di tangenti, segnando la crisi nera della società, il cui presidente del Cda (l’ingegner Piergorgio Baita) era stato arrestato a febbraio 2013 per frode fiscale.
La Ing. E. Mantovani, impresa a cui erano state affidate importanti commesse come gli ospedali di Mestre e dell’Alto Vicentino, il passante di Mestre o l’impianto Pif di Fusina, ha dovuto fare i conti con la perdita di clienti e con i contenziosi con il Consorzio Venezia Nuova, finito commissariato proprio per le vicende del Mose. Impossibile per la società risollevarsi, non è rimasta che la via del concordato.
L’IMMOBILE ALL’ASTA
Proprio in questa procedura si colloca la vendita dell’ex quartier generale del colosso, peraltro ormai giunta al secondo esperimento. Quello di fine giugno era andato deserto: la base d’asta, allora, era di 3.386.000 euro. Oggi è scesa di un quarto, a 2.539.000 euro, con l’asta fissata per il prossimo 25 ottobre alle 17.
L’immobile in vendita si sviluppa per tre livelli fuori terra, uno in interrato, composto da due blocchi collegati da un elemento di unione costituito, al piano terra, dal corpo di ingresso e al piano primo da un corridoio vetrato.
Si legge nella perizia del tribunale: «All’interno il manufatto, che dispone di una superficie molto consistente, è organizzato su un corridoio centrale sul quale affacciano i vari uffici, sale riunioni, ripostigli e servizi. Il complesso dispone anche di un vano ascensore ed è completo di tutte le dotazioni impiantistiche necessarie per il livello di qualità del manufatto che è molto elevata. Lo stato di manutenzione è ottimo».
Insomma, un buon investimento di mercato, anche per la posizione nel cuore della zona industriale cittadina.
Il lotto in vendita dispone inoltre di un’area scoperta, in cui è possibile parcheggiare almeno 30 automezzi. Fanno parte dell’immobile oggetto di vendita pure un lastrico solare e alcune stanze per le quali è necessario accedere attraverso gli uffici della confinante società Fip Industriale srl.
Nel lotto è inserito anche l’impianto fotovoltaico installato sulla copertura, composto da due generatori con potenza nominale pari a 92,46 kW. Quattrocento moduli totali, in parte installati anche sull’edificio di proprietà della Fip ma per cui è sottoscritto un comodato valido fino al 2035.
Gli interessati dovranno far pervenire la propria offerta irrevocabile d’acquisto presso lo studio del liquidatore (il dottor Alessandro Baracco in piazza Salvemini a Padova) entro le 12 del 24 ottobre.