Archivio di Stato di Venezia, quattrocento studiosi contro il direttore: «Ormai è quasi inaccessibile»
VENEZIA. Botta e risposta di fuoco tra il direttore dell’Archivio di Stato Gianni Penzo Doria e oltre 400 studiosi. La tempesta che si sta via via formando nasce da una lettera scritta di recente, firmata da oltre 400 studiosi e inviata al ministro della Cultura Dario Franceschini.
Il contenuto, in sintesi, riguardava soprattutto la difficoltà dei ricercatori di accedere agli archivi (10 posti liberi su 70 in uno spazio amplio e ventilato) e la criticità di un sistema di prenotazione per poter accedere ai documenti dopo tre mesi.
Dopo alcuni giorni il direttore Penzo Doria ha risposto con un’altra lettera, dove spiega che le regole sanitarie sono state imposte da un comitato scelto dal Mibac e che l’Archivio è sempre più a corto del personale.
A dicembre 2021 ci saranno 21 persone a fronte di un organico di 42. Inoltre invece dei 21 custodi che c’erano nel 1996 oggi in servizio ce ne sono 5, di cui 3 con prescrizioni, e a dicembre saranno 4, con tre sedi da gestire ai Frari, alla Giudecca e a Mestre.
Il testo, in cui spesso il direttore ricorda di aver sempre mantenuto l’Archivio aperto, si chiude con la richiesta del direttore ai firmatari di ritirare la lettera e di scriverne un’altra tutti insieme al Mibac per chiedere la tutela degli Archivi.
La risposta degli studiosi non si è attardata, ma ha avuto solo in parte l’esito sperato. Gli studiosi hanno ribattuto che il direttore ha scritto molte falsità, a partire dal fatto che è stato proprio il ministero a inviare due circolari di recente che avevano come oggetto proprio l’ampliamento dei servizi resi all’utenza negli Archivi di Stato.
Nella seconda lettera gli studiosi non solo non fanno dietrofront, ma elencano come in molti altri Archivi si siano subito presi provvedimenti, eccetto in quello di Venezia, tra i più importanti al mondo. Inoltre spiegano che non c’è stato nulla di eroico nell’aver tenuto l’Archivio aperto perché era stato imposto in una circolare ministeriale del dicembre 2020.
Penzo Doria, la cui lettera integra è pubblicata sul sito Filodiretto, aveva scritto più volte che non riteneva corrette le accuse, ricordando l’amore e la passione per questo lavoro. Per quanto riguarda e la carenza del personale, pur ricordando che si sappia con anticipo quando qualcuno va in pensione, i firmatari si dicono disposti “a sostenere richieste al Ministero in questo ambito”.