Floramo processa il sommo poeta: «Ha tanti accusatori: non saremo teneri»
L’amor che move il sole e l’altre stelle…nella seconda e ultima giornata del festival “La notte dei lettori”, declinata sotto il segno di Dante Alighieri, nell’anno delle celebrazioni per i settecento anni dalla sua morte, si comincia sabato 10 luglio, alle 8.45, con una passeggiata proustiana in omaggio ai 150 anni dalla nascita dello scrittore della Récherche. Martina Del Piccolo e Paolo Medeossi insieme ai lettori, andranno alla ricerca dei “luoghi del libro”, partendo dal Conservatorio Statale di Musica Jacopo Tomadini, di Udine.
Ma sono ben 28 gli appuntamenti che faranno da contrappunto alla lunga giornata dei libri in città che si concluderà alle 22.30, alla Loggia del Lionello con “La Malaluna”. Vite, amori, storia e resistenza di una famiglia di frontiera”.
Da considerarsi imperdibile è senz’altro l’appuntamento “Processo a Dante”, alle 21, al girone Loggia del Lionello. Protagonista Angelo Floramo, medievista, scrittore, insegnante e consulente scientifico per la biblioteca Guarneriana di San Daniele.
A lui il compito di condurre con la consueta sapienza e generosità l’intervento che porterà il pubblico a scoprire e approfondire se il sommo poeta debba essere condannato, assolto, glorificato e se soprattutto debba essere destinato all’Inferno, al Purgatorio o al Paradiso.
«Condurrò in maniera ironica un processo in cui le doglianze sono maggiori delle lodi, specie per i senesi, gli aretini, i pisani, insomma la Val D’Arno tutta – racconta Angelo Floramo –. Anche Madonna Beatrice Portinari non sarà tenera con il Poeta. Alla corte verrà sottoposta a giudizio anche un referto del medico Galeno che denuncia il carattere bilioso e i numerosi scatti d’ira del fiorentino».
Floramo è andato alla ricerca delle fonti che sono il Trattatello in laude di Dante, scritto da Giovanni Boccaccio mentre per costruire le denunce dei “lagnanti”, l’autore de “La veglia di Ljuba” (Bottega Errante) e di “Guarneriana segreta”(Bottega errante), è andato a scovare le voci che si levano dalla Commedia stessa. «Dante gode ed è particolarmente crudele nel tratteggiare dannati come Filippo Argenti, condannato tra gli iracondi o Frate Alberigo».
Ma chi salverà allora l’Alighieri?
«Chiederemo senz’altro all’avvocato della difesa, San Bernardo (guida Dante dal XXXI al XXXIII canto del Paradiso), di pronunciarsi e intercedere con la preghiera alla Vergine che San Bernardo innalza a Maria, nell’ultimo canto, intercedendo per Dante affinché possa assistere alla mirabile visione di Dio. E Poi sarà Dante stesso a parlare in sua difesa, credo che le sue parole saranno assolutive».
Ma di Dante, noi cosa possiamo portarci a casa, quale lezione, oltre alla bellezza della poesia e al capolavoro della commedia Divina?
«La coerenza della propria idealità. Dante non venne mai meno alla sua “costellazione interiore”, a quello che era davvero. Oggi c’è un continuo richiamo non troppo nascosto, a vendersi per il successo, la fama, il potere. Lui ci dimostra che nel bene e nel male è stato coerente, sempre. E poi c’è quel suo innamoramento per l’amore, l’energia che ci rende umani, l’amor che move il sole e l’altre stelle”.
A proposito d’amore, ma per i libri, cosa non può mancare in una biblioteca?
«Domanda difficile, sono tanti i libri “necessari”. Ma c’è un piccolo libro “I fiori blu” (Einaudi, tradotto da Italo Calvino) di Raymond Queneau, in cui leggiamo che tutto accade contemporaneamente e che i nostri passi si sovrappongono a quelli di molti altri prima, ingenerando meraviglia. Non siamo noi a dettare i tempi della vita». —