Contagi da “febbre del topo”, tre nuovi casi nell’area isontina
GORIZIA. Ha sintomi simili al Covid-19 ma, in genere, non si trasmette da uomo a uomo. L’hantavirus (conosciuto anche come febbre del topo) sta avendo come epicentro la vicina Slovenia. Ed è proprio nel Paese confinante che tre persone hanno contratto la malattia negli ultimi giorni.
Piene conferme arrivano dall’Asugi, diretta da Antonio Poggiana, che ha inviato una breve relazione al sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna. Il primo caso, nell’ordine, riguarda un migrante di nazionalità pakistana di 33 anni. Arrivato in Italia (a Trieste), l’uomo è stato sottoposto a un test antigenico rapido per accertare la presenza del Covid-19. L’esito è stato negativo. Successivamente, è stato accolto al Cara di Gradisca d’Isonzo dove ha osservato il periodo di quarantena con tampone molecolare finale per Covid che si è rivelato nuovamente negativo.
A fine giugno, ha accusato un picco febbrile e un nuovo tampone ha escluso l’infezione da coronavirus. Il richiedente asilo è stato, però, portato al Pronto soccorso per febbre e dolori addominali, per poi essere ricoverato in Chirurgia. A quel punto, è stata accertata la presenza dell’hantavirus nel sangue (debolmente positivo). Non è stato, invece, riscontrato nulla di anomalo nelle urine. Una successiva visita nefrologica ha confermato che la responsabilità dei disturbi era la famigerata febbre del topo. La funzione renale appare, però, in miglioramento. L’uomo ha contratto la malattia molto probabilmente sul percorso della cosiddetta Rotta balcanica (Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia).
Il secondo caso segnalato da Asugi al sindaco di Gorizia riguarda un goriziano residente in un paesino nei boschi della Slovenia. Un frontaliero perché lavora stabilmente in Italia. Dovrebbe trattarsi di un forestale ma è impossibile ottenere conferme. Nel centro dove risiede erano già stati diagnosticati, nei giorni precedenti, 18 casi di hantavirus, tutti fra persone di nazionalità slovena. Ad un certo punto, l’uomo (55 anni da compiere) ha accusato una sintomatologia febbrile. Immediata l’effettuazione del tampone naso-faringeo con esito tranquillizzante. Il goriziano è stato preso in carico dal Dipartimento di prevenzione e ulteriori esami sono in esecuzione.
«Con la persona con cui convive - si legge nella relazione consegnata al sindaco - aveva sgombrato dei topolini portati dai gatti». Ed è stato in quei frangenti che, presumibilmente, è avvenuto il contagio. Va ricordato che la trasmissione avviene tra i roditori: all’uomo il virus arriva attraverso l’inalazione di aerosol provenienti dagli escrementi. Più raramente, il contagio può essere causato dal morso di un roditore su un uomo e, quindi, per contatto con la saliva infetta.
C’è, poi, un terzo caso. Un altro residente in provincia di Gorizia ha partecipato ad una battuta di caccia durata più notti. Si tratta di un cinquantaseienne. Presentando una sintomatologia che è sovrapponibile a quella del coronavirus, l’uomo è stato sottoposto nell’immediato alla verifica del tampone naso-faringeo ma, anche in questo caso, ha avuto esito negativo. Da qui, l’indagine ha preso un altro percorso. Il cinquantaseienne è stato preso in carico, pure lui, dal Dipartimento di prevenzione per i doverosi accertamenti. «Esami in esecuzione», scrive Asugi nella relazione inviata al sindaco Ziberna. Ma si parla di hantavirus.
Nelle scorse settimane diversi casi di febbre del topo - circa duecento - sono stati registrati in Slovenia, con parecchi ricoveri ospedalieri. I sintomi sono legati all’aumento della temperatura corporea, forti mal di testa, dolori addominali e alla schiena, sintomi renali e respiratori.