Alino Diamanti: «Così si battono gli inglesi»
COVERCIANO (FIRENZE). Palla a sinistra, portiere a destra. Il sinistro di Alino Diamanti ha fatto danni un po’ ovunque nel mondo ma la sera di Kiev è un ricordo indelebile. «Se ci ripenso, mi vengono i brividi...». Già. È stato lui l’ultimo killer dell’Inghilterra, suo il rigore decisivo ai quarti di finale di Euro 2012: finì 4-2 per noi, l’Italia andò a giocarsi la semifinale a Varsavia con la Germania, gli inglesi tornarono a casa con le valigie piene di critiche verso la squadra e soprattutto verso il tecnico Roy Hodgson.
Diamanti, se la ricorda bene quella notte?
«E come si fa a dimenticare. Penso che una miscela di emozioni così grande sia impossibile da rivivere».
Su, godiamoci un po’ il ricordo prima di tuffarci nel presente. Partita a Kiev, quarti di finale, Italia favorita ma non troppo e Inghilterra carica a molla.
«Le sensazioni durante la partita furono pessime. Noi sempre all’attacco, loro col pullman davanti alla porta. Un’occasione dietro l’altra ma niente, il pallone non entrava. E sa come finiscono di solito queste partite, vero?»
Già, vince chi si è solo difeso.
«Eh sì. Tra l’altro li conoscevo bene, venivo da una stagione al West Ham, sapevo che degli inglesi non ti devi mai fidare».
Parità, supplementari, penalty. E il rigore decisivo finisce proprio sui piedi di Alino Diamanti.
«Andai sul dischetto senza pensare a niente. Non c’è tempo per pensare in quella situazione».
Prima di tirare, venne Buffon a dirle qualcosa. Oggi ci può rivelare cosa le disse ?
«Sì, mi disse “apri bene il destro quando calci”. Lo feci, mica potevo andare contro Buffon...».
E pensare che un tifoso proprio dietro la porta si abbassò pure pantaloni e mutande per mostrarle il sedere e distrarla. Immagine rimasta epica.
«Ahaha è vero. Ma mi sa che quello non aveva mai giocato a calcio».
Perché?
«Ma secondo lui, vado a calciare un rigore per la semifinale di un Europeo, e mi metto a guardare i tifosi in curva?».
Comunque finì bene, Inghilterra fuori e Italia avanti.
«In quell’Europeo non ci sono rimpianti, arrivammo dove si poteva arrivare, più in là era impossibile».
Si riferisce alla finale persa con la Spagna?
«Altra categoria, ci dettero quattro pappine. Ma stavolta sarà diversa».
Bene, eccoci al presente. Perché sarà diversa?
«Perché quella Spagna era fenomenale, l’Inghilterra di oggi è una buona squadra ma niente di clamoroso».
Qualche gran bel giocatore ce l’hanno: Sterling, Kane...
«Sì, ma una finale non la vince un singolo. La vince la squadra più forte. A livello di organizzazione, l’Italia di Mancini è di una categoria superiore. E non per la storia, ma proprio per quello che hanno dimostrato in questo Europeo».
Però si gioca a Wembley, vantaggio non da poco per gli inglesi.
«Non sono mica convinto».
In che senso?
«Ho giocato in Premier, c’è un clima bellissimo ma non quella tensione che si ritroveranno i giocatori di Southgate domenica sera. Noi ci siamo abituati, gli stadi italiani sono spesso dei bunker e, piaccia o non piaccia, in Italia c’è sempre grande tensione. In Inghilterra no, sarà una sensazione quasi nuova. Già contro la Danimarca non mi sembra che siano stati così travolgenti».
In generale, come si battono gli inglesi?
«Giocando a calcio. Noi italiani giochiamo meglio di loro, a livello tecnico siamo superiori».
Lei ha visto le partite dell’Italia?
«Sì, mi sono costate certe levatacce... Giocano quando qui in Australia sono le 4 di notte (Diamanti gioca nel Melbourne, massima serie del campionato Australiano e nell’ultima stagione è stato premiamo come miglior giocatore del campionato, ndr)».
Sensazioni?
«Ottime. Mancini è stato un grande, ha tenuto una linea che nessun altro Ct prima di lui aveva scelto».
Ci spieghi meglio?
«Di solito i Ct convocano i giocatori più in forma del momento, seguono il campionato e poi valutano. Mancini no, Mancini ha scelto il suo gruppo tre anni fa e quello ha portato avanti. Sì, certo, inserendo magari qualche giovane strada facendo, ma i suoi uomini li ha arruolati il primo giorno. E ora loro si butteranno anche nel fuoco per Mancini».
Le piace come allenatore?
«L’ho affrontato in Premier, io al West Ham e lui al Manchester City. Ha personalità. E per lui parlano i risultati».
Tra l’altro l’Italia mai negli ultimi anni aveva giocato così bene.
«Confermo. È un piacere guardare le partite della nazionale. Mancini ha dato un’impronta di gioco propositiva, non ha subito la storia ma ha voluto lasciare la sua impronta sulla storia. E lo sta facendo».
Di quell’Italia-Inghilterra del 2012 è rimasto solo Bonucci.
«C’era anche Chiellini ma quel giorno era infortunato. Bonucci è un leader, uno di quelli che vuoi sempre dalla tua parte. Ho letto tante critiche in Italia quest’anno su di lui, si sta prendendo una bella rivincita».
Nello staff dell’Italia c’è anche il suo amico De Rossi.
«Studia da allenatore e sono sicuro che diventerà un grande tecnico. Stare vicino a Mancini lo aiuterà tanto».
Chi farebbe giocare lei?
«Diamanti. Titolare fisso. A parte gli scherzi, Mancini le sta azzeccando tutte. Fidiamoci di lui e di questi ragazzi. Lo meritano». —
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