L’Ordine dei medici di Venezia: «Apriamo le discoteche per vaccinare»
MESTRE. Incentivare un percorso virtuoso tra i giovani, aprendo le discoteche a chi è vaccinato o negativo a un tampone rapido di terza generazione. Il tutto accompagnato dallo slogan “A ballare in estate per tornare a scuola in autunno”. È la proposta lanciata dall’Ordine dei medici di Venezia, attraverso il presidente Giovanni Leoni, riprendendo l’esperimento fatto a San Marino alcune settimane fa, che vide pure il coinvolgimento della proprietà del Muretto, storico locale notturno jesolano. Leoni, che è anche numero due della Federazione degli ordini dei medici nazionali, guarda a cosa è successo la scorsa estate. «Non dobbiamo ripetere gli stessi errori di un anno fa, ma imparare da cosa è stato sbagliato e pianificare in modo diverso i prossimi mesi con un percorso che sia virtuoso».
Si spieghi meglio.
«I giovani, soprattutto, in una maniera o nell’altra vogliono divertirsi e, se non lo faranno in maniera controllata, lo faranno in maniera incontrollata. L’accesso a discoteche e concerti potrebbe tuttavia incentivare un approccio intelligente alla questione, portando le masse di giovani a vaccinarsi contro il Covid«.
Il che avrebbe ricadute anche sull’inizio del prossimo anno scolastico?
«Esatto, un passaggio che sarebbe fondamentale affinché il ritorno a scuola a settembre avvenga in modo diverso rispetto allo scorso anno».
Tutto però ruota attorno, lei ricorda, alla parola sensibilizzazione.
«Infatti, il problema è questo, spiegare ai giovani l’importanza della vaccinazione. L’anno scorso abbiamo discusso due mesi sull’argomento delle discoteche, poi aperte, e improvvisamente sono esplosi i contagi. Come del resto per chi rientrava dalle vacanze in Spagna Grecia e Croazia. Eravamo “bianchi” e ci siamo portati in casa l’infezione dall’estero, cui si è aggiunto il focolaio proveniente dalla Sardegna».
Cosa è cambiato, presidente, nel corso di questi dodici mesi?
«Che adesso abbiamo i vaccini, lo scorso anno solo il distanziamento e le mascherine non sono stati sufficienti a evitare il peggio».
Cosa ha insegnato l’esperimento di San Marino?
«Che aprire le discoteche si può, ma a certe condizioni. Abbiamo iniziato a vaccinare la popolazione più fragile, e ora dobbiamo riuscire a coinvolgere i giovani. Aprire le discoteche a chi ha il Green pass o un tampone di terza generazione, negativo, può funzionare. Tanto che, dopo dieci giorni, nessuno di coloro che ha partecipato al progetto, è risultato infettato».
Serviranno anche indicazioni ministeriali?
«Ovvio, non sono io a dire cosa va fatto, stiamo solo avanzando una proposta. Deve decidere l’autorità sanitaria su eventuali modalità. Pensiamo una sperimentazione italiana, con alcune discoteche pilota. Così potremo arrivare a ottobre con la maggior parte dei ragazzi vaccinati. E questo eviterebbe focolai poi nelle scuole».
Cosa serve ora?
«Due cose: la disponibilità dei vaccini e la disponibilità mentale dei ragazzi. In un modo o nell’altro abbiamo bisogno di completare il ciclo vaccinale. E aprire poi centri vaccinali anche negli ambulatori dei medici di medicina generale per ampliare l’offerta. Poi, si fanno tamponi rapidi perfino nelle stazioni ferroviarie, perché non farli nelle discoteche? Sono stato giovane pure io, ricordo la mentalità che si aveva, ma serve il recupero dei comportamenti virtuosi».