Crac Campana sas, tre Ferrarese a processo
TREVISO. Il fallimento della Campana sas, dichiarato dal tribunale di Treviso nel marzo del 2012 con un passivo fallimentare di oltre un milione e 600mila euro, approda in tribunale con tre componenti della famiglia Ferrarese, che gestì il negozio di via Campana in Pescheria, alla sbarra per bancarotta. Nei guai sono finiti Francesco Ferrarese, 50 anni di Giavera, chiamato in causa come socio accomandatario e amministratore della Campana Sas di Treviso, Tommaso Ferrarese, 52 anni di Giavera, fratello di Francesco, e il loro padre Giovanni Ferrarese, 82 anni di Treviso.
Diverse le accuse che, a vario titolo, la procura della Repubblica contesta ai tre imputati (difesi dagli avvocati Jacopo Stefani e Francesco Burighel). Principalmente una serie di episodi di bancarotta per distrazione. In particolare a Francesco Ferrarese, in concorso con il fratello Tommaso, per la procura, avrebbe distratto dalle casse della società, ingenti somme di denaro per oltre 250mila euro attraverso continui e ingiustificati prelevamenti tra il gennaio 2009 e il dicembre 2011.
Inoltre Francesco Ferrarese, in concorso con Tommaso, quest’ultimo chiamato in causa come amministratore di un’altra società, la Gtf sas, a sua volta dichiarata fallita, avrebbero distratto dall’attivo dell’impresa beni rappresentati da 96.360 capi di abbigliamento in magazzino per un importo di quasi 800mila euro, da merce residua per importo di 72.000 euro e da altri strumenti d’impresa, come macchine d’ufficio e computer, per un importo di 127mila euro, cedendoli alla Gtf sas.
«Cessioni - secondo la procura - alle quali non corrispondeva l’effettivo pagamento del loro valore in denaro, bensì operazioni di subentro della Gtf sas nei debiti della Campana sas, verso dipendenti e fornitori, così di fatto distraendo beni alla massa dei creditori della Campana sas».
Il padre di Tommaso e Francesco è chiamato in causa perché avrebbe “distratto dall’impresa - secondo il capo d’accusa - i crediti da questa vantati nei confronti della Cassa di Risparmio del Veneto, accertato giudizialmente per 41mila euro, e della banca Antoniana per 100mila euro”.
Al solo Giovanni Ferrarese è contestata anche la bancarotta documentale perché avrebbe falsificato o tenuto le scritture contabili in modo da non rendere possibile la ricostruzione della reale situazione patrimoniale e del movimento degli affari della Campana sas e inoltre essendo la società in dissesto fin dal 2008, per non aver richiesto subito il fallimento.
Ma come si difendono i Ferrarese. Assistiti dagli avvocati Jacopo Stefani e Francesco Burighel, i Ferrarese si difendono sostenendo in aula che, nonostante il momento di difficoltà nel periodo di forte crisi tra il 2008 e il 2012, l’azienda cercò di pagare tutto il possibile anche grazie all’accordo con la Gtf sas.
Tutti i dipendenti e pressoché tutti i fornitori furono pagati. Inoltre gli amministratori o i vertici della società non intascarono un soldo di stipendi per favorire dipendenti e fornitori. Si torna in aula ad aprile 2022 per la sentenza.