Feltre, Vettorel attende giustizia: dopo 4 anni processo in panne
FELTRE. Quattro anni equivalgono a 1460 giorni, 35040 ore, 126 milioni 230 mila 400 secondi. Tempo rallentato, a tratti congelato, scandito da un arresto senza prove, un processo cancellato e una dozzina udienze in un tribunale tedesco, quello di Altona ad Amburgo, città dove all’alba del 7 luglio del 2017 è cominciato il calvario della famiglia Baroni-Vettorel.
Ve l’abbiamo raccontato fin dall’inizio: da quell’iniziale sospetto di una retata delle forze dell’ordine al campeggio abusivo in un parco della città, comunicato a mamma Jamila attraverso un messaggio in inglese lasciatole in segreteria, alla scoperta che il figlio Fabio era stato prima fermato e poi arrestato assieme alla feltrina Maria Rocco dopo aver subito una carica da parte del gruppo operativo speciale Blumberg lungo la strada Rondenbarg.
I due erano partiti la sera prima dall’aeroporto di Treviso per manifestare liberamente il loro dissenso contro la presenza ad Amburgo dei leader, dei ministri e dei governatori delle banche centrali dei venti Paesi più industrializzati al mondo (il cosiddetto G20). Da allora è cominciata una battaglia prima personale, poi condivisa, per la libertà, per la giustizia e la libera manifestazione del pensiero, in questo caso dissidente e ostinatamente contrario.
A ricordare il quarto anniversario dallo scoppio di quello che è diventato un vero e proprio caso giudiziario a livello europeo, tuttora apertissimo, è proprio Baroni attraverso i suoi profili social, dove mercoledì ha pubblicato la foto della pagina del suo libro “Vietato partecipare” nel quale racconta le vicende processuali a carico del figlio, con dettagli minuzioni relativi al processo e agli intrecci con le sue vicende private. Le notizie più aggiornate sul caso Vettorel risalgono a febbraio di quest’anno, quando è stato sospeso il processo ai 5 minorenni imputati e identificati nell’ambito dello stesso corteo di protesta. A far discutere l’opinione pubblica tedesca in queste settimane è però un altro aspetto (riportato dalla testata “Panorama”), ovvero che nonostante le numerose denunce contro agenti di polizia e 169 procedimenti penali aperti per lesioni personali subite durante le cariche, non è stato avviato un solo caso nei loro confronti. Finora 133 dei 169 procedimenti contro gli agenti sono stati archiviati senza l’avanzamento di alcun capo d’accusa.
L’indagine penale sui disordini, invece, è decisamente diversa: a carico di 451 indagati sono state mosse accuse, tra l’altro per violazione della pace, lesioni personali e altri reati. Di manifestanti indagati ce ne sono stati oltre 3500 con ben 230 procedimenti conclusi con una sentenza di condanna, dei quali 9 con pena la detenzione, senza quindi l’applicazione della condizionale. Tutte pronunce però non ancora definitive, contro le quali gli avvocati hanno già preparato i loro ricorsi in appello.
Per quanto riguarda il procedimento a carico di Fabio Vettorel, ancora non ci sono date certe sulla riapertura del caso, che era stato cancellato dopo che la giudice assegnataria era rimasta incinta ma non aveva provveduto a riassegnare il caso a un collega, comportandole l’accantonamento e, di conseguenza, l’azzeramento del processo fino ad allora condotto.