Valperga, botte e insulti per cinque anni alla moglie davanti ai figli piccoli: è di nuovo a processo
VALPERGA. La sera tra il 26 e il 27 luglio del 2020 fu il più grande dei suoi tre figli, di 12 anni, a farlo arrestare. I fratellini avevano 11 e 6 anni. Chiamò i vicini di casa, che a loro volta allertarono le forze dell’ordine. Il papà di 34 anni (di cui omettiamo il nome per tutelare i bambini) era tornato a casa con un coltello e minacciava la mamma, lui e sui fratellini di farla finita se non l’avessero riaccolto in casa. Sul 34enne, però, pendeva un divieto di avvicinamento alla sua famiglia e alla moglie per i maltrattamenti passati.
Perché papà troppo spesso si ubriacava e senza motivo picchiava la mamma, anche di fronte ai bambini. Straparlava, minacciava, ma spesso la donna lo aveva riaccolto in casa. Addirittura in un processo precedente si era rifiutata di testimoniare contro di lui e alla fine fu disposto l’accompagnamento coatto. Poi, in aula in parte lo difese, come spesso succede nei casi cronici di maltrattamento. In quel caso fu condannato a due anni e un mese di carcere dal giudice Antonio Borretta.
Stavolta il reato di cui è accusato è più grave, perché secondo la ricostruzione della procura basata sulle indagini dei carabinieri della Compagnia di Ivrea, ha maltrattato sua moglie di fronte ai figli minori e di aver violato l’ordine restrittivo del giudice. Così è finito davanti al collegio giudicante del tribunale di Ivrea presieduto dalla giudice Elena Stoppini, difeso dalla sua avvocata di fiducia Stefania Rullo. Sono già state calendarizzate due udienze: una il 30 settembre, l’altra il 4 novembre. Saranno sentiti i testimoni dell’accusa.
Tra il primo e il secondo processo all’uomo vengono contestati cinque anni di maltrattamenti verso la moglie: dal 2015 al 2020.
In questo specifico procedimento che si è aperto ieri, giovedì 8 luglio, gli vengono contestati dall’accusa, oltre all’episodio più grave della notte tra il 26 e il 27 luglio, altri fatti che avrebbe commesso per lo più sotto l’influsso di sostanze alcoliche, che amplificavano la violenza del 34enne.
Secondo la ricostruzione della procura nel dicembre del 2019 in seguito a una discussione ha picchiato la moglie con tre pugni in testa, chiamandola «Vacca, puttana!».
Nel giugno del 2020, la colpì con dei calci alle cosce dopo aver discusso per il volume della musica e poi le disse andando via: «Sei bella, amore». Appena dieci giorni dopo rispose a un rimprovero della moglie che gli fece notare di essere ancora una volta troppo ubriaco, colpendola con dei pugni in testa, facendola cadere a terra e prendendola a calci nel sedere dal salotto fino alla camera da letto e causandole delle lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. E, proprio in seguito a questa aggressione, il Gip del tribunale di Ivrea gli vietò di avvicinarsi alla moglie e dunque alla sua famiglia.
Poi, appunto, l’episodio della notte tra il 26 e il 27 luglio. Perché il 34enne tornava sempre dalla sua famiglia alla fine e la moglie lo accoglieva. I vicini sono intervenuti spesso per aiutare la donna e i figli. Tanto che, una volta, l’uomo ha persino alzato la musica per non fare sentire le urla della donna durante i maltrattamenti.