La fabbrica del nonno nata nel 1935, alla Canavera & Audi prodotti pezzi anche per la metro di Lima
CORIO CANAVESE
Il capostipite fu Severino Canavera. Correva l’anno 1935. L’azienda nacque lì, dove il cuore si trova ancora oggi, lungo il Malone, a Corio Canavese, dove la forza dell’acqua era strategica per dare energia e forza motrice alle macchine. Quasi novant’anni dopo, la Canavera & Audi è alla terza generazione. Giovanni Devietti ricorda quando, bambino, stava con il nonno proprio negli spazi dove ancora oggi ci sono i magli.
«Mia madre mi raccontava che, a nove anni, riusciva ad azionare la leva per mettere in funzione il maglio», racconta. Rosetta Canavera è la cugina e con Severino Canavera, nipote del fondatore, e Giovanni Devietti amministra l’azienda. Ogni tanto, Rosetta Canavera trova qualche vecchia foto o documento, come l’immagine della fabbrica dopo il bombardamento del 1944. Frammenti di passato. E oggi fa impressione che proprio da lì, nell’angolo più remoto del Canavese, a 625 metri di altitudine, raggiungibili attraverso strade strette che costringono i bisonti della strada a un’andatura a passo d’uomo, partono pezzi stampati che finiscono in treni e metropolitane a migliaia di chilometri di distanza. Lima, Honolulu, Washington, tanto per fare degli esempi.
Canavera e Audi ha esordito nel 1935 e, nel dopoguerra, ha vissuto un grande momento di espansione diventando fornitrice delle ferrovie. Oggi il settore è ancora trainante per l’azienda anche se, dalla fine degli anni Ottanta, con il mutare delle condizioni di mercato, ha differenziato puntando anche sui veicoli industriali e sulle macchine movimento terra. In due parole, con la globalizzazione e la produzione a basso costo di alcuni pezzi, nelle aziende italiane più specializzate resta lo stampaggio dei pezzi più pregiati, quelli con maggior valore aggiunto, quelli che nascono da stampi precisi e modellati nell’officina poco distante, dove i disegni diventano prototipi e poi realtà.
Lo stampaggio, in Canavera e Audi, si fa con i magli. Magli che, grazie agli stampi, si abbattono sull’acciaio rovente e diventano pezzi che, una volta assemblati, danno vita a vagoni ferroviari, carrelli, metropolitane, macchine per il petrolchimico. Un’azienda di montagna che produce pezzi che finiscono nel mondo pare una contraddizione del ventunesimo secolo. Ma così non è. «C’è stato un certo punto in cui i nostri predecessori - dice Devietti - valutarono il trasferimento in pianura, ma non è avvenuto. Ed è meglio così». Le aziende di stampaggio a caldo sono impattanti e complicatissime da spostare. «I basamenti che sostengono i magli scendono giù, nella roccia - sottolinea Dino Devietti - anche fino a quindici metri». I colpi regolari dei magli si abbattono sull’acciaio rovente. E si sentono. Rosetta Canavera racconta che, da bambina, ha vissuto in un alloggio sopra lo stabilimento. E chi conosce quella porzione di Canavese dove queste lavorazioni sono predominanti sa della convivenza a volte difficile nei paesi.
Centosedici gli addetti di oggi in Canavera e Audi, in due stabilimenti. Oltre a quello di Corio c’è Cafasse, dedicato alla carpenteria. Negli stabilimenti Canavera e Audi il metallo e le lamiere prendono forma. «Abbiamo fatto e facciamo diverse cose - osserva Rosetta Canavera -. Ad esempio, dalla nostra carpenteria sono usciti pezzi per la copertura della moschea di Algeri».
Lungo la strada, alla fine della valle, c’è lo stabilimento con i magli. Poco prima una grande officina dove i pezzi stampati vengono rifiniti e lavorati. E ancora prima un laboratorio per le prove di sicurezza: i pezzi stampati devono superare prove di resistenza, resilienza, torsione, prima di diventare un ingranaggio che pare anonimo (ma non lo è) di un vagone o un camion. Nel magazzino, entrano i camion a caricare i cassoni con i pezzi imballati. Sopra, le etichette con le destinazioni.
La pandemia? Il 2020 è stato pieno di incertezze. Il 2021 spinge. Il lavoro è organizzato su due turni, gli impianti sono operativi dalle 6 del mattino alle 22, il fermento nel settore è altissimo, come confermano le proiezioni di Euroforge, l’organismo che monitora la situazione in Europa. I lavoratori di Canavera e Audi arrivano da un raggio di una trentina di chilometri, Torino compresa. Non c’è un grande turn over del personale. La fabbrica garantisce stabilità. Certo, davanti al maglio il lavoro è duro e non è facile trovare personale da formare.