Cento milioni per i sollevamenti del Mose, nuova proposta per evitare il fallimento
VENEZIA. Cento milioni di euro per i sollevamenti del Mose. Li ha sbloccati il 30 giugno il Cta (Comitato Tecnico amministrativo) del Provveditorato alle Opere pubbliche. Approvando il 49esimo atto attuativo della Convenzione quadro del 1991 tra Stato e concessionario, il Consorzio Venezia Nuova, e insieme il «Primo atto di Avviamento».
Vuol dire che saranno pagate le attività svolte dalle imprese nello scorso inverno con i sollevamenti delle barriere. E saranno pagati anche quelli dell’autunno prossimo. Approvata anche la spesa che dovrebbe adesso sbloccare i lavori della difesa «immediata e reversibile» della Basilica di San Marco.
Qui la cifra è contenuta, 3 milioni e 700 mila euro. Ma il progetto è rimasto fermo un anno e mezzo. Provocando anche in questi giorni l’ennesimo allagamento fuori stagione, con la protesta del Procuratore Carlo Alberto Tesserin.
I soldi ci sono, dunque. Dopo lo sblocco dei 538 milioni da parte del Cipess che serviranno per continuare i lavori e avviare anche gli interventi previsti dal Piano Europa. Ma non per pagare debiti del Consorzio.
Il 30 giugno il ministero ha annunciato via Ansa il raggiungimento di un accordo sui crediti alle imprese del Consorzio. Sono stati sbloccati 33 milioni di euro dopo il vertice dei giorni scorsi a Roma con i protagonisti della salvaguardia lagunare. Dovranno servire per pagare i lavori già svolti dalle imprese minori del Consorzio e finite nella vertenza del possibile fallimento.
Il 20 luglio è prevista l’udienza davanti al giudice fallimentare. Per la richiesta avanzata dal liquidatore Massimo Miani e dal suo consulente legale, l’avvocato Stefano Ambrosini della “ristrutturazione del debito”. Ci sono pareri discordi sul fatto che un Consorzio che gode solo di finanziamenti dello Stato possa accedere a questa procedura come le altre imprese private. Ma Miani e i suoi esperti vanno avanti.
Non ci stanno le imprese. È vero che la proposta avanzata nelle ultime ore da Miani e Ambrosini è migliorativa rispetto a quella di partenza. Sarà riconosciuto il 100 per cento ai “creditori privilegiati”, l’80 alle imprese aggiudicatrici di appalto (come la Abb che sta costruendo gli impianti), solo il 70 per cento alle altre. «Che beneficeranno del proseguimento dei lavori del Mose».
Pagamento effettuato dopo 12 mesi, con un acconto del 30 per cento entro 30 giorni. «Ma se i soldi li hanno trovati perché devono tagliare i nostri compensi?», si sfoga un piccolo imprenditore, «hanno scoperto che i debiti erano dello Stato. Hanno sbloccato i fondi. I nostri operai hanno il diritto di essere pagati. Noi non c’entriamo con la gestione del Mose».
L’accordo dunque non è ancora stato firmato. Solo raggiunto tra le parti della governance. Con la presenza da Roma della nuova direttrice di Dipartimento, l’ex direttrice generale del Comune di Paolo Costa ed ex consulente del governatore Zaia Ilaria Bramezza, In questi giorni a Venezia per presenziare alle riunioni. Le “donne del Mose” dunque adesso sono tre. Dopo Cinzia Zinzone /provveditore)e Elisabetta Spitz (commissario) anche Bramezza.
Tutto risolto? Non proprio. Perché mancano le riparazioni e la manutenzione. Partire irrisolte da centinaia di milioni di euro.