Riabilitazione a Treviso, cambio al vertice tra polemiche e veleni
TREVISO. Un reparto smantellato per l’emergenza Covid, un primario che lascia, una polemica strisciante, un servizio che andrà completamente riorganizzato. E il dg che parla di «cretini che fanno allarmismo».
Nell’occhio del ciclone il Reparto di Riabilitazione dell’ospedale di Treviso che perde il suo storico primario, Stefano Bargellesi (dalle prossime settimane viene dato in partenza per l’Ulss 3 Serenissima con responsabilità del reparto degli ospedali di Dolo e Mirano).
Dentro al Ca’ Foncello colleghi e addetti ai lavori vociferano di un addio polemico, scandito da dissapori con l’azienda ospedaliera. Perchè? «Il reparto di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’ospedale di Treviso, una vera eccellenza della sanità trevigiana, è stato ad oggi “raso al suolo”.
È diventato ospedale di comunità e i professionisti che lavoravano al suo interno sono stati assegnati all’Unità didattica infermieristica estensiva (Udie) e all’ortopedia, altri hanno accettato il trasferimento in altri reparti, altri ancora raggiungono “a chiamata” i reparti intensivi dove permangono a lungo i pazienti da riabilitare», sussurra una fonte vicina al vertice dell’Ulss 2.
IL PUNTO
La rivisitazione del servizio, per una struttura hub che serve un bacino di oltre un milione di abitanti fra Treviso e Belluno, emerge anche dai numeri sulla mole di attività. Tra il 2019 e il 2020 questa specialità nella nostra provincia ha pagato un prezzo alto, passando da una media di 617 prestazioni ogni 1.000 abitanti a 498. Un calo vistoso, in assoluto la branca che ha perso di più, nonostante ictus, emorragie cerebrali, ischemie, traumi e la mole di pazienti Covid abbiano fatto espandere le Rianimazioni della Marca chiamate a rispondere alle urgenze.
La crisi della Medicina Fisica e Riabilitativa del capoluogo viene segnalata anche dai familiari dei pazienti. La mancanza di un “centro di riferimento” per la riabilitazione, qual era il “vecchio” reparto, e la dispersione delle professionalità, rende a detta dei familiari il percorso più macchinoso, con il rischio di rallentare il recupero dei loro cari che dovrebbero essere rimessi in piedi al più presto e stimolati di continuo per avere maggiori chance di recupero.
Complicata è anche la ricerca di poli riabilitativi alternativi, visto che si allungano le liste d’attesa dei privati: Oras di Motta di Livenza, il San Camillo di Treviso e la Giovanni XXIII di Monastier.
LA REPLICA
«C’è qualche cretino che parla e fa allarmismo, stiamo riattivando il reparto, partiremo ai primi di luglio con i pazienti codice 56 (riabilitazione intensiva) e codice 75 (neuroriabilitazione). A fare questa attività ci sono anche l’Oras di Motta, e i nostri reparti a Montebelluna e Vittorio Veneto. Abbiamo avuto le chiusure finora a causa del Covid ma stiamo ripartendo» rassicura il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi. Ed è a buon punto anche il piano redatto da Marco Gugelmetto, direttore del Dipartimento Recupero e Riabilitazione Funzionale dell’Ulss 2, che punta molto sulla riabilitazione a domicilio. «Cambieremo il volto della presa in carico delle persone» promette il dg Benazzi «fisioterapisti e fisiatri andranno a casa dei pazienti, partiremo a fine luglio, seguiremo tra i 300 e i 400 utenti. Ricominciamo dall’assistenza domiciliare che era stata tralasciata da anni, un risultato che mi onoro di portare avanti offrendo un servizio che prima non c’era nel bacino di Treviso».