Niente shopping center vicino al Catajo, gli investitori: «Ora qualcuno dovrà risarcirci»
PADOVA. «Qualche speranza ce l’avevo, ma non mi sono mai illuso. D’altra parte questa sentenza, là dove ribadisce l’insindacabilità di certe decisioni, rafforza la mia convinzione che la Soprintendenza abbia poteri smisurati, pari a quelli del Capo dello Stato».
Leonardo Antonio Cetera, ex amministratore di Deda, fatica a trattenere la rabbia, ma preferisce rispondere con l’orgoglio: «Ho perso venti milioni, i miei terreni oggi valgono 780 mila euro. Non posso accettare che finisca così. Si chiude la partita del centro commerciale, ma io vado avanti. Da un lato per ottenere un risarcimento, perché quando ho iniziato i lavori avevo maturato diritti e avevo permessi. Dall’altro per ottenere giustizia, perché quello che è stato fatto dalla Commissione regionale non è accettabile».
Nel giorno della sentenza, in tanti cantano vittoria. I primi sono i commercianti. «Trovo incredibile il loro comportamento», va avanti Cetera. «Hanno chiuso gli occhi quando è stato costruito il centro commerciale di fronte a villa Mocenigo, ad Abano, forse perché il sindaco è uno di loro. E invece a Due Carrare hanno fatto una guerra senza fine. Sono ambientalisti a giorni alterni. Io avrei portato mille posti di lavoro, loro credono di averne difeso altrettanti, mentre la crisi ha già spazzato via centinaia di negozi. Sono tanti piccoli inganni che nascondono la loro volontà di stare sempre con i poteri forti».
Sulla sentenza, al di là della sua insindacabilità, Cetera continua a trovare tanti punti deboli.
«C’era già un vincolo per il Catajo, è stato esteso da 300 metri a un chilometro proprio per fermare il centro commerciale. E non importa se in quell’area c’erano già costruzioni, anche degradate, a loro interessava fermare il nuovo. Io questo aspetto non lo digerisco». Poi c’è l’aspetto del diritto, acquisito e sottratto.
«Io mi chiedo chi può trovare interessante investire in Italia se in qualsiasi momento può arrivare un vincolo a mettere lo stop a un progetto», prosegue. «Io avevo già speso un milione e mezzo, evidentemente ero autorizzato a lavorare, ma poi quei permessi sono stati cancellati. Ora che fine fanno i miei diritti? Perché non dovrei essere risarcito? Era proprio necessario quel vincolo? Va bene, però tu Stato devi pagarmi perché io ci sto rimettendo e come professionista devo essere tutelato».
Infine c’è l’aspetto formale, ossia le presunta anomalie nella procedura di convalida del vincolo. Cetera si dice convinto che a settembre qualcosa succederà: «C’è una denuncia penale, è arrivato un altro gip, il quinto, e le nostre accuse sono note e serie. Non posso far altro che aspettare».