Un secolo di sale di lettura: da Muggia la lunga marcia per educare gli operai
TRIESTE. Buone notizie, il libro è vivo e lotta insieme a noi. Doveva scomparire da anni ma tiene duro, ha battuto la concorrenza dei supporti digitali e con la sua carta che odora di stampa e su cui si può scarabocchiare e lasciare ditate di marmellata, insomma rendere indelebilmente nostra, si avvia a deludere chi ne aveva pronosticato la fine. E con lui resistono le sue vestali, le biblioteche, custodi materiali della lettura e immateriali di tutto quanto si aggira intorno alla parola cultura.
Perciò festeggiare i trent’anni dalla nascita della Biblioteca comunale di Muggia vuol dire anche ripercorrere una storia di pubblica lettura, una corsa lunga un secolo che non ha nessuna intenzione di affievolire la sua spinta. Già, perché se risale al 1991 l’istituzione a cura dell’amministrazione della cittadina rivierasca di una propria biblioteca, i primi luoghi per la pubblica lettura a Muggia si collocano agli inizi del secolo scorso. Sono tempi in cui in Gran Bretagna si fa strada l’idea che acculturare le classi lavoratrici sia utile sia al capitale, per il quale un operaio formato lavora meglio, sia alle organizzazioni socialiste, che quegli stessi operai vogliono plasmare secondo coscienza di classe per prepararli alla rivoluzione.
Circoli e gabinetti
Anche a Muggia, che impiega la maggior parte dei suoi lavoratori nei cantieri navali, nascono circoli e gabinetti di lettura, come la biblioteca che si trova nella Casa del Popolo di via Roma, dove oggi si trova il museo Carà. Erano biblioteche ricche, come ricorda Giovanni Postogna in ’Muggia e operaia antifascista’: «Nelle nostre biblioteche popolari si poteva trovare quel che di meglio il romanzo moderno aveva prodotto, inoltre libri di pedagogia, scienza, storia, geografia, sociologia, assieme a manuali, opere tecniche illustrate che erano utili agli operai specializzati». Sale di lettura nascono anche nelle associazioni slovene del territorio, come quella di Scoffie, il Cespuglio istriano, tuttora in attività.
Queste note storiche si possono leggere in ‘Biblioteche e pubblica lettura a Muggia’, un quaderno pubblicato a cura del Comune di Muggia che sarà presentato nel corso dell’estate nella sede della biblioteca, alla presenza del sindaco Laura Marzi, del presidente regionale della Associazione italiana biblioteche Elisa Callegari e del direttore della biblioteca di Casarsa Massimo Milan.
Le impronte
Il volume contiene contributi del sindaco, che ricorda se stessa nelle vesti di giovane lettrice frequentare la gloriosa Biblioteca del Popolo, del direttore della Biblioteca Nicola Soia e di Massimo Premuda dell’Ufficio cultura, ed è corredato da foto storiche provenienti dalla Fototeca del Comune e dall'Archivio della Fondazione CRTrieste.
Ma riprendiamo il filo diacronico degli avvenimenti. Con il ventennio fascista la lettura diventa affare di stato, e come in tutti gli stati totalitari assume la funzione di propaganda del pensiero unico. Finisce la guerra e gli angloamericani se ne vanno, non senza aver dato la loro impronta alla nascita della Biblioteca del Popolo. Fenomeno unico nel panorama delle biblioteche pubbliche italiane, viene istituita a Trieste nel 1956 su iniziativa del Commissariato del Governo. Pensata come una biblioteca di pubblica lettura, di stampo angloamericano, viene articolata in una sede centrale per la gestione tecnica e amministrativa in via Teatro Romano, e in una serie di sedi per il prestito e la consultazione ramificate su tutto il territorio triestino, a San Giacomo, Ponziana, Valmaura, Villaggio del Pescatore. La sede di Muggia viene aperta nel 1960 al pianoterra di quello che oggi è il centro culturale Millo. Nel 1978 arriverà ad avere 18 mila volumi di buona qualità, vi lavorano tre persone a tempo pieno e contribuisce a formare generazioni di lettori muggesani.
Nella Rete
Con il passaggio della Biblioteca del Popolo al circuito delle Biblioteche statali e il successivo mutare delle sue funzioni, il Comune si avvale della legge regionale del 1976 e istituisce la sua biblioteca. Vengono stanziati 28 milioni di lire per costruire il patrimonio librario. Le travi portanti sono due, i volumi sulla storia di Muggia e una raccolta di testi giuridici e legislativi per supportare gli uffici del Comune. Narrativa, saggistica, sezione ragazzi e volumi di consultazione verranno incluse più tardi, nel 1997.
Siamo già nel Duemila quando nella Biblioteca, intitolata allo studioso muggesano Edoardo Guglia, fanno il loro ingresso le postazioni internet e la sezione multimediale. La sede al primo piano del centro culturale Millo verrà abbandonata nel 2016, con l’inaugurazione della nuova biblioteca, realizzata dall’architetto Eugenio Meli all’interno dei Giardini Europa. I locali sono pensati appositamente per lo studio, la consultazione, il prestito, le presentazioni, una sezione ragazzi dedicata all’intellettuale sloveno originario della frazione di Plavje Kiljan Ferluga. Nel corso degli anni la biblioteca si è arricchita di funzioni, ha adottato gli strumenti millennial e conta oggi ventiduemila volumi, duemila risorse multimediali, una sezione locale, una fototeca e l’archivio dei Cantieri San Rocco.