Parco del Mincio di Mantova, tutto partito quattro mesi fa da una segnalazione
MANTOVA. L’inchiesta sul Parco del Mincio prosegue a pieno ritmo anche se, al momento, la Procura, ha deciso di mantenere il massimo riserbo. Finora gli indagati rimangono soltanto due: il presidente Maurizio Pellizzer e la legale rappresentante Cinzia De Simone, ma non è escluso che, nei prossimi giorni, possano essere recapitati ulteriori avvisi di garanzia.
Secondo le informazioni raccolte finora l’indagine sarebbe scattata qualche mese ha a seguito di una segnalazione particolarmente circostanziata partita da qualcuno a conoscenza della gestione, anche amministrativa del Parco.
Da quel momento i carabinieri del nucleo investigativo dell’Arma e il nucleo di polizia economico finanziaria delle Fiamme Gialle di Mantova, si sono messi al lavoro, raccogliendo varie testimonianze, per poi ricorrere ai classici metodi di indagine e, tra questi, anche le intercettazioni ambientali.
Tre giorni fa la Procura ha ritenuto che fosse arrivato il momento giusto per far scattare le perquisizioni negli uffici del Parco ma anche nelle sedi di due associazioni di professionisti e di una concessionaria d’auto.
Diverse le ipotesi di reato: abuso d’ufficio e indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.
E ancora: utilizzo di denaro pubblico in relazione alla gestione del Parco, con particolare riguardo al conferimento di incarichi e consulenze nonché alle modalità e ai criteri di individuazione del personale.
E per finire sulla correttezza di compensi e incentivi derivanti da bandi e progetti, anche internazionali, a cui il Parco del Mincio ha aderito nonché in relazione all’acquisto di auto destinate all’ente.
La documentazione che è stata posta sotto sequestro è ora allo studio degli investigatori e dei magistrati della Procura.
L’esame del materiale raccolto, come già accennato, potrebbe portare a delineare altre responsabilità penali.