Fazzini, doppio tricolore con l’Empoli-baby: "E ora la maturità"
VIAREGGIO. Nel breve volgere di 24 mesi Jacopo Fazzini ha messo in bacheca due scudetti conquistati con la maglia dell’Empoli: prima con la formazione under 16 poi con quella Primavera. Quest’ultimo scudetto scucito dalle maglie dell’Atalanta campione in carica nella finale giocata mercoledì sera al “Ricci” di Sassuolo. Traguardo inatteso perché la squadra allenata da Antonio Buscè (nella quale ha giocato anche Salif Sidibe ex Viareggio) era arrivata alle finali per il rotto della cuffia dopo una stagione molto complicata.
Jacopo qual è la differenza a livello di emozioni che hai provato tra questo successo e quello di due anni fa?
«Questo ottenuto con la Primavera è più bello per tanti motivi. È il massimo campionato giovanile dove arrivi a confrontarti anche con ragazzi più grandi di età ed è il più seguito da media e addetti ai lavori. Poi il fatto di poter giocare con il pubblico è stato un motivo in più di soddisfazione».
E poi anche perché siete arrivati alle finali con un po’ d’affanno.
«Diciamo per il rotto della cuffia, visto che abbiamo guadagnato le finali grazie alla vittoria all’ultima giornata contro la Spal».
A Sassuolo avete fatto fuori prima la Juventus e poi l’Inter che avevano chiuso la stagione al primo posto a pari merito con la Samp. Cosa è successo?
«Va detto che nel girone di ritorno avevamo avuto un buon rendimento e quindi eravamo convinti che in gara secca ce la potevamo giocare con qualsiasi avversario. Certo la vittoria con la Juventus ci ha dato una bella spinta».
Poi la partita pazzesca con l’Inter.
«Emozionante, vinta al 120’. E forse proprio questa impresa ci ha fatto affrontare la finalissima con maggiore tranquillità: eravamo partiti per salvarci e ci trovavamo a giocare per lo scudetto. Quindi abbiamo affrontato le altre due gare con più leggerezza».
Cosa vi ha detto Buscè prima di andare in campo?
«Poche parole: avete l’opportunità di entrare nella storia, giocate senza assilli e godetevi questi momenti che possono essere irripetibili».
Cosa vi ha dato in più il vostro tecnico?
«Ci ha trasmesso la sua grinta e soprattutto il senso di appartenenza per la maglia visto che lui è da almeno venti anni che lavora ad Empoli».
A fine partita che è venuto a fare festa con voi?
«Tutta la dirigenza del settore giovanile oltre alla vice presidente Rebecca Corsi e il direttore sportivo Pietro Accardi».
A chi hai voluto dedicare lo scudetto?
«Alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto soprattutto ad inizio stagione quando giocavo poco e ai miei procuratori Puccinelli e Berti».
L’Empoli è stata tra le squadre più colpite dal Covid: come hai vissuto i momenti più complicati?
«Siamo stati colpiti in 18. Io sono tornato a casa in isolamento perché per fortuna gli altri miei familiari non sono stati contagiati. Durante quel periodo pensavo solo al ritorno in campo, che non è stato poi tutto rose e fiori perché ci sentivamo a pezzi. Eppure abbiamo dovuto giocare dieci partite in un mese».
Aspettative per la prossima stagione?
«Ho ancora un anno di Primavera. Una speranza? Magari di essere convocato con la prima squadra per il ritiro precampionato».
Intanto domani sarai in campo per un’altra finale molto importante.
«Ho l’esame di maturità al liceo scientifico sportivo, mi sento preparato». —