Per Bankitalia la ripresa è iniziata: il Friuli Venezia Giulia ha tenuto al crollo di consumi e vendite
UDINE. Una risalita da un bilancio da profondo rosso mitigato dal manifatturiero, che ha iniziato già nella seconda parte del 2020 una crescita dinamica, dalle risorse dispiegate per i ristori, che hanno probabilmente impedito la débâcle di molte micro e piccole imprese, e negli ammortizzatori sociali che, insieme allo stop ai licenziamenti, hanno impedito il travaso diretto della crisi sul lavoro.
Sì, perché la crisi Covid ha picchiato duro in Fvg nel 2020, come rendiconta la Banca d’Italia nel rapporto annuale su “L’economia del Friuli Venezia Giulia” presentato ieri a Trieste dal direttore della sede regionale Marco Martella, che intravede, ora, i segnali della ripartenza nelle «previsioni positive sia dal lato delle vendite che da quello degli investimenti», emerse dalla rilevazione di primavera svolta da Bankitalia.
I dati
Nel 2020, secondo l’Iter (Indicatore trimestrale dell’economia regionale) elaborato da Banca d’Italia, la contrazione del prodotto interno lordo del Fvg è stata «prossima al 9% - ha ricordato Martella -, pari a circa 3,9 miliardi di euro, percentualmente simile a quella nazionale. La flessione si è inserita in una dinamica già debole con un deterioramento dell’attività economica che si era manifestato già nella seconda metà del 2019». Nel primo trimestre era stato registrato un calo del -6,7%, aggravatosi nel secondo trimestre. -20,5%, mentre nella seconda parte dell’anno il Fvg ha “retto” meglio della media nazionale.
Giù anche la produzione industriale, -7% nell’anno, e segno meno per il fatturato delle imprese industriali, -8,6%. Le esportazioni, tradizionale motore dell’economia Fvg, hanno chiuso a -8,1%. La risalita la si rintraccia ancora nelle esportazioni che nei primi tre mesi del 2021 segnano +4,8%, al netto della cantieristica, in linea con la media Nordest e italiana. E se pure la cantieristica non ha fatturato tra gennaio e marzo di quest’anno, «ci sono stati ritardi ma il portafoglio ordini - sottolinea il direttore - non ha subito variazioni di rilievo».
Turismo
È noto che è il macro-settore dei servizi quello ad essere stato travolto dalla crisi pandemica, con il conto più salato per le attività connesse al turismo alle prese con presente più che dimezzate: «-64% per la componente straniera - ha riportato il dato Martella - e -26% per quella italiana».
Il porto
Nel raffronto con altri scali italiani dell’Alto Adriatico, il Porto di Trieste, che pure ha registrato una flessione del traffico di -12,7%, dovuta soprattutto «al calo delle rinfuse liquide, destinate all’Europa Centrale, e solide, attribuibili alla chiusura della Ferriera di Servola - ancora il direttore di Bankitalia -, al netto di queste componenti il risultato è stato meno sfavorevole: la movimentazione di container segna infatti -1,7%, mentre quella di Ro-Ro è cresciuta del +5,2%».
Lavoro e famiglie
Le oltre 94 milioni di ore di ammortizzatori (Cig e Fis) autorizzate nel 2020, corrispondono a «quasi 55 mila occupati equivalenti, circa il 13% del totale occupati dipendenti», è la stima di Bankitalia che dà un’idea di come questi strumenti, insieme al blocco dei licenziamenti, abbiano impedito che la crisi pandemica diventasse, immediatamente, una crisi occupazionale, e sociale.
Sia il ricorso alla cig che la mancanza di un lavoro per coloro che non lo hanno trovato a causa dell’emergenza Covid, hanno ovviamente impattato sul reddito delle famiglie, che si è ridotto «dell’1,8%, contro il -2,8% nazionale - ancora il direttore - e i consumi hanno registrato una contrazione dell’11.6%». L’occupazione risulta in flessione del 2%, a fronte del -7,7% delle ore lavorate. Per contro sono aumentati i risparmi delle famiglie, mentre non sono diminuiti gli investimenti nel bene primario della casa, con mutui a +2,9%.
Credito
Segno più per i prestiti bancari all’economia, +9,2%, con una crescita doppia rispetto al Nordest, trainata da quelli alle imprese, con una parte significativa intercettata dal settore dei mezzi di trasporto (compresa la cantieristica), al netto del quale il trend sarebbe stato più basso di quello nazionale.
Ora l’attenzione si sposta sulla qualità del credito, visto che le moratorie sono in scadenza e si andrà a misurare quale sarà l’incidenza di sofferenze e incagli. «È ancora presto per raccogliere informazioni puntuali sul Fvg - ha detto Martella rispondendo ad una domanda -. Credo che molto dipenderà dai settori di riferimento delle imprese. Il quadro al momento rimane incerto, legato a tanti fattori che riguardano l’economia e alle trasformazioni che stanno avvenendo con operazioni di ristrutturazione aziendale e nuovi investimenti finalizzati ad aumentare la competitività delle imprese che operano in un mercato che sta cambiando».
Le casse della Regione
Il rapporto evidenzia infine come la spesa corrente degli enti territoriali della Regione si sia ridotta, così come gli investimenti in opere pubbliche che segnano -11,3%. Le entrate tributarie, in diminuzione, hanno beneficiato della riduzione del contributo al risanamento finanza pubblica concesso dal Governo.