Caso Marò, l’Italia risarcisce con 1,1 milioni e l’India chiude la vicenda. Ma ora verranno processati in Italia
A livello internazionale, con l’archiviazione da parte della Corte suprema indiana, cala il sipario sull’inchiesta contro Salvatore Latorre e Massimiliano Girone, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala nel febbraio 2012 durante un servizio anti pirateria. Ma a livello nazionale la partita è ancora tutta da giocare perché i due fucilieri della Marina saranno processati in Italia: nelle prossime settimane verranno interrogati dalla Procura di Roma. Il mondo politico, in modo bipartisan, esprime soddisfazione per il successo diplomatico che ha portato la Corte suprema di Delhi ad accettare di chiudere tutti i procedimenti dopo il deposito del risarcimento di 100 milioni di rupie, circa 1,1 milioni di euro.
Ma a casa dei due marò non si festeggia affatto. Anzi, le loro mogli esprimono rabbia e amarezza. «Da 9 anni sono la voce di mio marito perché a lui è stato vietato parlare – esordisce Paola Moschetti, consorte di Salvatore Latorre –. Per la politica noi siamo stati carne di macello, vittime di meccanismi incomprensibili. Se mio marito e il compagno Girone sono innocenti, come hanno sempre sostenuto, perché lo Stato italiano ha pagato 1 milione e centomila euro?». L’avvocato Fabio Anselmo, che difende Latorre, va giù ancora più duro: «Adesso l’inchiesta italiana stabilirà se Girone e Latorre sono innocenti o colpevoli. Però, mi chiedo, se non dovessero emergere prove e i due marò risulteranno innocenti, cosa ha pagato l’Italia all’India, un “riscatto”? ».
Anche Vania Ardito, moglie di Massimilano Girone, incalza: «Interessante leggere i ringraziamenti del ministro Di Maio nei confronti di chi ha lavorato sodo ma prima di tutti è importante ringraziare i due soldati che si sono sacrificati alla “sottomissione indiana” per tanti anni che mai più gli saranno restituiti». Intanto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ringrazia «l’infaticabile corpo diplomatico» per il lavoro che ha portato alla soluzione dell’annosa disputa, e il titolare della Difesa Lorenzo Guerini sottolineata la stretta collaborazione con la Farnesina, «in un atteggiamento sempre costruttivo e collaborativo nei confronti del popolo indiano, a cui ribadiamo la nostra amicizia». «Un successo della diplomazia italiana», twitta anche il commissario Ue, Paolo Gentiloni, che nel 2016, da ministro degli Esteri, decise di ricorrere alla Corte arbitrale dell’Aja. Per la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni «la questione è stata gestita molto male, ma sono contenta che la vicenda sia chiusa». Entro l’estate il pm Erminio Amelio procederà all’interrogatorio dei due indagati per omicidio volontario e alla definizione del procedimento.