A Trieste “Giada” chiude bottega e continuerà a proporre i suoi gioielli sul web
TRIESTE Un altro brand storico del commercio triestino ammaina le saracinesche del luogo “fisico” in via Roma, per navigare nei canali dell’e-commerce. Sabato 17 luglio “Giada” saluterà la pregiata clientela e si ritirerà nei propri appartamenti informatici, ove campionario e proposte saranno consultabili in www.giadatrieste.com.
La tipologia dell’offerta sarà la stessa che ha contraddistinto gli ultimi sette anni di vita commerciale: il gioiello contemporaneo.
In realtà parliamo di oltre 60 anni di storia, perché la nonna dell’attuale titolare, Silvia Vatta, rilevò l’esercizio nel 1964 trovando un’insegna che riportava la denominazione “Giada”: le piacque e se la tenne. La nonna era aiutata dai due figli e operava nel settore dell’oro. Fino al 2014, quando la giovane nipote Silvia, dopo aver studiato/lavorato a Venezia e a Londra, decise di rientrare nella sua città per dare vita a un esperimento che intrecciasse arte, artigianato, design. Gioiello sì, ma anche abbigliamento, come dimostrava l’incontro con la stilista Mara Pavatich. Contaminiamoci così, senza pudor.
Un’idea nuova, dove aveva peculiare importanza l’evento, cioè la presentazione di nuovi modelli con relativi artefici, una maniera di animare la scena e di attrarre clientela, tra un prosecco e quattro chiacchiere, non disdegnando la collaborazione di altre botteghe a loro volta interessate a ossigenare l’habitat metropolitano.
Silvia Vatta difende la sua Trieste: «Non è poi così conservatrice, misoneista e chiusa come troppo spesso la si dipinge. Ho trovato attenzione e curiosità, finchè ...». Finchè non è piombato sul leggiadro corpo di “Giada” il bieco Covid, che ha colpito pesante proprio su quella logica dell’evento, che rappresentava un traino commerciale importante. E, dopo aver resistito un po’ di tempo, Silvia Vatta ha optato per la vendita in rete, che le stava dando insospettate soddisfazioni. «Impossibile da sola tenere in piedi negozio e e-commerce», commenta dietro il banco di via Roma.
La dottoressa Silvia non drammatizza, anzi. Quella di chiudere è una scelta congiunturale, non un destino inespugnabile. Le piacerebbe organizzare un’iniziativa pubblica a cavallo del 2021 e del ’22, insieme a Paola Fontana, già attiva con “Studio 5”. E comunque continuerà a proporre prodotti di ricerca, progettuale e materica: argento e bronzo, tessuto, resine, legno, silicone, ottone. Si potranno rivedere tutte le presenze più significative: Elena Camilla Bertellotti, Laura Volpi, Simone Vera Bath, Martina Angius. Ma da luglio servirà un computer.