Nodo ricapitalizzazione consiglio fiume di Mps
Siena. Nella giornata del consiglio di amministrazione fiume, il titolo di Mps ha chiuso in Borsa con un –2% dopo la richiesta di chiarimenti da parte della Banca Centrale Europea sui tempi e sulle modalità dell’aumento da 2,5 miliardi. Una ricapitalizzazione che la banca senese si è impegnata a sostenere nel caso in cui non riuscisse a trovare un partner con cui fondersi. Sono rimbalzate, invece, le quotazioni dei titoli obbligazionari subordinati, dopo il calo dei giorni scorsi e la decisione della banca di dare mandato ai legali per una denuncia contro ignoti in relazione alle «notizie diffuse sul mercato che hanno determinato una significativa alterazione del corso delle quotazioni dei titoli» . I titoli subordinati di Mps, i primi a essere coinvolti in caso di dissesto della banca, avevano registrato ribassi con perdite arrivate anche a superare il 12%. Sulla lettera dalla Vigilanza proveniente da Francoforte non risultano esserci state delibere ma partirà comunque l’interlocuzione per dare le informazioni richieste sui passaggi della ricapitalizzazione. Unica delibera adottata, il mandato esplorativo per il rafforzamento della partnership con Anima, il più grande gruppo indipendente del risparmio gestito, su cui il ceo Guido Bastianini ha ricevuto mandato «per l’analisi e la potenziale negoziazione del rafforzamento».
All’ordine del giorno del cda, oltre al processo di riorganizzazione interna, c’era anche il nodo della direzione generale e la valutazione se e come procedere nei confronti dei membri del consiglio in carica con Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, alla luce delle condanne penali comminate agli ex vertici . A tenere banco a Siena, però, sono ancora i rumors di mercato con le ipotesi di uno spezzatino sul piatto tra Unicredit, Mcc, Banco Bpm, Bper e Poste chiamate a farsi carico, con il supporto dello Stato, della messa in sicurezza della banca senese. Ma la prima a chiamarsi fuori è stata proprio Poste Italiane. «Se noi, in un’ipotesi di qualsiasi soggetto bancario, prendessimo del rischio di credito sul nostro bilancio – ha detto l’amministratore delegato Matteo Del Fante, in audizione al Senato – saremmo automaticamente una banca per la normativa europea e saremmo soggetti alle regole di vigilanza: non potremmo più fare buona parte delle attività che facciamo».
Mentre a smentire l’altra ipotesi circolata negli ultimi giorni di una mini-Mps radicata in Toscana e controllata dalla Fondazione Mps è stata la Fondazione stessa. Con una nota Palazzo Sansendoni ha chiarito che «simili ipotesi non sono state mai esaminate né tantomeno oggetto di interlocuzioni fra le parti coinvolte». —