Io, sordomuto, non trovo lavoro per la mascherina
Viareggio. Frustrazione, dolore e un senso di vuoto che lo attanaglia. Giuseppe Balzano da qualche mese vive in questa giostra di brutte sensazione a causa del lavoro o, meglio, della sua mancanza. Ha 33 anni e non riesce a trovare un impiego a causa della mascherina. Il motivo è che nessuna azienda lo vuole assumere perché è sordo dalla nascita.
«Da tempo ormai non si va più avanti del colloquio - racconta al telefono la madre di Balzano per conto del figlio - quando arriva all’intervista con il datore di lavoro viene scelto sempre qualcun altro. Il suo handicap diventa un ostacolo insormontabile se il suo interlocutore ha la mascherina: da tempo porta un apparecchio che di fatto amplifica i suoni ma è solo uno strumento che non aiuta nella comprensione. Per esempio: se una voce familiare lo chiama lui riesce a riconoscerla e si volta».
Il disagio sta nel fatto che Giuseppe solitamente a questi suoni che riesce a percepire tramite l’apparecchio associa il movimento delle labbra. Il labiale lo aiuta a comprendere il significato di una conversazione e a rispondere. Appartiene alle categorie protette a causa della sua sordità ma questo è il suo unico limite: si è infatti diplomato brillantemente in Economia aziendale al Marconi e nel tempo si è dato da fare con alcuni lavori: ha avuto un contratto per circa quattro anni alla Coop dove si occupava delle corsie poi è entrato a Eurospin. Tutti contratti a tempo determinato che non sono stati rinnovati. Ci si è messa pure la pandemia nel mezzo: prima bloccando di fatto la possibilità di trovare un lavoro e adesso con le mascherine che creano un muro per Giuseppe.
«In questo momento versa in uno stato di frustrazione molto grande - racconta ancora la mamma - siamo andati al centro dell’impiego che lo ha giustamente inserito all’interno delle categorie protette. Il problema è che quando arriva al colloquio Giuseppe ha bisogno di vedere le labbra di chi lo intervista per capire. Quindi, al momento dell’assunzione, scelgono sempre un altro. È anche in graduatoria per fare il bidello a scuola ma è settimo e ancora dovrà passare del tempo prima che possa acquisire il punteggio adeguato per l’assunzione».
Per questo Giuseppe e la madre hanno deciso di rivolgersi al giornale: per lanciare un appello e chiedere che un imprenditore illuminato lo possa prendere in considerazione per un periodo di lavoro: «Basterebbe fare un piccolo sforzo e Giuseppe sarebbe finalmente in grado di essere completamente operativo lavorativamente - dicono - e acquistare le mascherine trasparenti e non ci sarebbe alcun problema». —