Morsa da un ragno mentre dorme, ricoverata ragazzina di 12 anni
GROSSETO. “Mamma, mamma, mi fa tanto male la mano”. Il palmo arrossato, un puntino nero, poi una bolla. Una telefonata alla pediatra, giusto per scrupolo. Un po’ di cortisone. Ma il dolore continua, si fa fortissimo. È finita ricoverata in Pediatria al Misericordia di Grosseto una ragazzina di 12 anni di Grosseto che sarebbe stata morsa da un ragno mentre dormiva nel suo letto, in un appartamento del capoluogo maremmano, nella notte tra giovedì e venerdì.
A raccontare l’accaduto è la mamma – per tutelare la privacy della ragazzina non saranno riportati i nomi – che vuole rendere nota la vicenda «per sensibilizzare i genitori a non sottovalutare i morsi dei ragni o le punture degli insetti. Io per prima all’inizio ho pensato fosse una cavolata. E invece mia figlia è in ospedale».
Prima di tutto una premessa necessaria. La bambina sta migliorando, risponde agli antibiotici che le vengono somministrati con la flebo e domani o venerdì potrà lasciare l’ospedale. La paura, però, è stata tanta. Alimentata da quella ritrosia atavica che molti nutrono per i ragni. E dal sospetto, avanzato dai medici, che il responsabile in questo caso sia uno in particolare: il ragno violino o Loxosceles rufescens.
«Venerdì mattina la bimba si è svegliata dicendo che le faceva molto male la mano – racconta la mamma – Ho chiamato la pediatra per prudenza. Lei all’inizio ha sminuito i sintomi e mi ha detto di curare la bimba con una pastiglia di cortisone. Nella notte però la bimba è peggiorata. Si è svegliata alle tre piangendo dal dolore. Abbiamo chiamato la guardia medica che le ha prescritto degli antibiotici per via orale. Domenica però il dolore era ancora forte e sulla mano la bolla si stava ingrandendo». La ragazzina viene portata al pronto soccorso dove le viene incisa la bolla, che lascia il posto a un’ulcera. «Ci hanno rimandate a casa, ma l’antibiotico non funzionava». Da lì il ricovero.
Ma che cosa ha provocato quella bolla e quell’ulcera? La spiegazione dei medici lascia di stucco la mamma. «Ci hanno detto che sono riconducibili al morso del ragno violino e che quello di mia figlia è il terzo caso che hanno visto in questi anni. Dicono che questo ragno è diffuso nelle case, ad esempio dietro i battiscopa. È incredibile: ci siamo trasferiti in città da un mese, abbiamo sempre vissuto in campagna e non era mai successo niente».
L'ESPERTO
Ma davvero si tratta di un ragno violino? Se sì, c’è da averne paura? Se no, quale altro animale può aver mandato una 12enne in ospedale? Il Tirreno ha rivolto queste domande all’associazione Aracnofilia, che da anni collabora con il Centro antiveleni di Pavia e con il centro antiveleni di Firenze.
Il presidente Carlo Maria Legittimo fa subito alcune importanti precisazioni: «È scientificamente impossibile stabilire al 100 per cento che si tratti di un ragno violino solo dalla semplice osservazione del morso. Le lesioni causate dal veleno di Loxosceles possono essere molto diverse tra loro in funzione della sensibilità individuale del soggetto morso e in funzione della quantità di veleno iniettato. Ulteriore variabilità si ha in funzione della zona morsa. Questo fa sì che le lesioni possano risultare simili a quelle provocate da altre cause, sia altri animali ma anche da microrganismi. Purtroppo, e la letteratura mondiale lo conferma, non c’è un modo per riconoscere il morso di Loxosceles rufescens. L’unica cosa che può essere utile è l’evoluzione della lesione, che spesso procede seguendo un percorso riconoscibile. Onestamente la lesione della bambina non mi sembra affatto tipica, non ha alcun arrossamento cutaneo intorno e la vescicola sembra sanguinolenta. Mi sembra più una vescicola di sangue rappreso, come quando si pizzica o comprime forte la cute».
Altro importante dato riguarda la natura del ragno violino: non è un “alieno”, ma un ragno che ha sempre vissuto nell’area mediterranea e che si trova abitualmente nelle case. Dove, peraltro, non sta “in agguato”, anzi. «Essendo di natura schiva – dice Legittimo – difficilmente lo si incontra. Si rifugia in ambienti silenziosi e bui, o dietro mobili, battiscopa, anche dietro quadri». Non essendo aggressivo, ricorre al morso solo in casi veramente rari, qualora ad esempio si trovi nei vestiti o nelle scarpe e venga inavvertitamente schiacciato.
Ma se non è stato un ragno violino, quale altro animale può essere stato? «Bisognerebbe avere la sfera di cristallo», dice Legittimo. Che conforta su altri aspetti: «Non esistono casi di grave quadro sintomatico dovuto al morso di Loxosceles rufescens, né casi in cui qualcuno abbia rischiato di perdere arti o altro. Tutte queste notizie apparse sui giornali sono solo bufale. Ogni anno meno di dieci morsi accertati di Loxosceles ci passano per le mani. Probabilmente ce ne saranno di più in quanto spesso passano inosservati o vengono gestiti da medici di famiglia senza quindi risultare in alcun report. Ma sono numeri comunque trascurabili in proporzione alla popolazione». Resta una dodicenne finita in ospedale e una gran paura che, si spera, dimentichi presto. —
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