Il 40enne Perna appende le scarpe al chiodo: «È il momento giusto per smettere»
MODFENA A 40 anni Armando Perna ha deciso di lasciare ufficialmente il calcio giocato. Una lunghissima carriera iniziata nel 1998 al Palermo in C1 e terminata nel 2021 con la salvezza al Legnago. Ben undici le stagioni vissute e 345 le presenze collezionate con il Modena, che hanno reso il classe 1981 il secondo giocatore con il maggior numero di gettoni in maglia gialloblù dietro solo a Renato Braglia.
Perna ha raccontato le principali motivazioni che lo hanno portato ad appendere definitivamente le scarpette al chiodo: «Ho deciso di smettere, avevo un altro anno di contratto con il Legnago ma la società mi ha dato la possibilità di scegliere se continuare a giocare oppure cominciare un nuovo percorso. Ho riflettuto tanto, mi dispiace tantissimo ma credo sia arrivato il momento giusto soprattutto perché ho deciso io e non gli altri. Sono soddisfatto in quanto ho concluso bene la mia carriera con la salvezza, in campo penso di aver lasciato un buon ricordo e ho avuto la possibilità di giocare fino a quarant’anni. Ora inizia una nuova avventura, è la scelta più corretta e giusta».
Perna sarà il vice allenatore del Legnago al fianco di Giovanni Colella: «Da calciatore ho cominciato con la gavetta e così sarà anche in questo momento. Avrò tanto da imparare, in testa ho sempre l’esempio di Eusebio Di Francesco che era team manager e poi è diventato allenatore. Cercherò di mettere la mia esperienza a disposizione di mister, società e giocatori. Mi aspetto sicuramente una bella esperienza, la affronterò con il massimo entusiasmo come ho sempre fatto nella mia vita da calciatore. Sarà difficile mantenersi in forma, ma ci proveremo (ride, ndr)».
L’ormai ex difensore siciliano proseguendo raccontando la sua lunga carriera da giocatore: «Ho cominciato da professionista a Palermo a diciassette anni e ho concluso a Legnago all’età di quaranta. Sono stati più di vent’anni intensi, belli e ricchi di emozioni tra gioie, dolori ma anche tante soddisfazioni. Ho raggiunto un sogno, ovvero giocare a calcio e quindi trasformare la mia passione in lavoro. Meglio di così non potevo augurarmi. Il momento più bello? Ce ne sono stati tanti. Penso all’esordio con il Palermo nella squadra della mia città e al debutto in serie A con il Parma, ma soprattutto quando ho giocato a San Siro contro il Milan per cui faccio il tifo. Senza dimenticare naturalmente il Modena con l’anno dei playoff e la salvezza ottenuta a Trieste. La maglia gialloblù mi ha dato tantissimo e per me rimane una tappa fondamentale che ricorderò per sempre. Tra i dispiaceri metto il mancato rinnovo a Modena dopo la stagione 2012/13, ma poi ripenso a quando sono tornato nel 2018 e mi vengono in mente parecchie emozioni. A Padova, invece, sono stato messo fuori lista a gennaio: una grande delusione dopo dodici stagioni da titolare, ma non toccava a me decidere. Ho metà cuore a Palermo e l’altra metà a Modena, sanno tutti quanto sono legato a questi colori e spero che i canarini tornino il prima possibile a calcare palcoscenici importanti. Lo meritano la società, la storia e soprattutto la città e i tifosi».
Infine, un giudizio sul nuovo Modena della famiglia Rivetti: «Romano Sghedoni ha ceduto il club a persone serie che vogliono il bene dei gialli e che puntano in alto. Per loro parlano i fatti e il marchio che sono riusciti a creare a livello nazionale e mondiale. Sono sicuro che porteranno avanti progetti, programmi e investimenti di alto livello, cercando di riportare a breve il Modena dove gli spetta». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA