Morì a Venezia travolto da un vaporetto, i Vogel alla Corte europea
VENEZIA. Ricorso alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea. È la richiesta avanzata ieri ai giudici di Cassazione dai legali della vedova di Joachim Vogel, il criminologo tedesco morto dopo essere stato colpito di un vaporetto in manovra, mentre il 17 agosto 2013 si trovava con la famiglia in gondola. Un drammatico incidente nautico più volte ricostruito nelle aule dei Tribunali, con la condanna per omicidio colposo di tre piloti Actv coinvolti nel sinistro - in un Canal Grande affollato come non mai - e del gondoliere che si era immesso da un rio, dando il via alla carambola di manovre con esito letale. Ottenuto il risarcimento dalle assicurazioni degli imputati, la famiglia aveva citato civilmente anche il gondoliere che la stava trasportando - seppur prosciolto in sede penale - chiedendo un risarcimento di 8 milioni di euro.
Un atto-boomerang: sia il Tribunale civile, sia poi la Corte d’appello avevano, infatti, dichiarato inammissibile il ricorso, per avvenuta scadenza dei termini. Condannando i Vogel a risarcire le spese legali alle parti in causa (il gondoliere ha, a sua volta, citato assicurazioni e Actv): un conto salatissimo, di oltre 400 mila euro.
Nel merito, la querelle verte sui tempi di prescrizione: in caso di incidente mortale nel corso di un “contratto” - come può essere quello per un tour in gondola – la scadenza per un ricorso scatta dopo 6 mesi in caso di sinistro nautico, mentre è di due anni per gli incidenti stradali. Così, senza entrare nel merito della discussione, sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano respinto le richieste della famiglia Vogel, condannandola a pagare spese legali che dagli 280 mila euro di primo grado sono quasi raddoppiate in Appello.
Tant’è, ieri, l’avvocato marittimista Giuseppe Duca ha chiesto alla Corte di annullare la sentenza di secondo grado, perché - sostiene - «non ha disposto, come già il Tribunale, una consulenza tecnica, che è obbligatoria per legge in caso di sinistro marittimo». Il professor Lorenzo Picotti ha poi sollevato eccezione di incostituzionalità dell’articolo del codice della navigazione che prevede la prescrizione “breve”, ritenendola discriminante rispetto a quella “lunga” del codice della strada. L’avvocato ha poi chiesto ai giudici di rivolgersi alla Corte di giustizia europea, perché l’Italia non avrebbe adeguato la propria normativa alla direttiva della Convenzione di Atene sul trasporto marittimo di persone, che ha allungato la scadenza termini a due anni. La Corte dovrà ora decidere nel merito: da parte sua, il procuratore generale ha chiesto la conferma della sentenza d’appello che dà torto alla famiglia.