Un processo bis per i tributaristi Boaglio di Caluso, al via il 9 settembre
CALUSO. Un altro rinvio a giudizio per i tributaristi Boaglio di Caluso. Le accuse sono le stesse del primo filone d'inchiesta: associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'ape indebita. E proprio per questo il pm Lea Lamonaca aveva richiesto la riunione dei due fascicoli, che contestano sostanzialmente identiche, in un unico processo.
Non sarà così almeno per il momento, perché i dati dell'udienza del primo filone, il 15 luglio, è stato ritenutao troppo vicino dai giudici. Il Boaglio bis inizierà il 9 settembre. Data a cui il collegio giudicante del tribunale di Ivrea potrebbe decidere di rimandare anche il primo filone, unificando così i due procedimenti.
Gli imputati restano Massimiliano Boaglio, 41 anni, e Simona Ventre, di 36, difesi dal prestigioso studio Chiesa di Milano, e Giuliana Boaglio, 54 anni, che si è affidata all'avvocato Paolo Micheletta del foro di Torino. Alle parti civili costituite si è aggiunto solo un artigiano, difeso dall'avvocata Valeria Giacometto, su 17 persone offese nell'indagine bis. In tutto ora sono undici, tra società e persone fisiche, nei due processi, su un totale di 74 persone offese (57 nel primo), che avrebbero avuto diritto.
Un fatto che, hanno sostenuto gli avvocati Morrone e Micheletta dopo la prima udienza preliminare, dimostrebbe che "molte denunce sono arrivate sull'ondata emotiva". Di tutt'altro parere è l'avvocato Andrea Quinto Bertano del foro di Ivrea che difende gli interessi di molte persone offese. «Anzitutto - spiega -, io ricordo che ci si può dire parte civile anche alla prima udienza. Ma è un percorso che personalmente ho consiglio solo a chi ha ricevuto richieste di denaro dai Boaglio, con i decreti ingiuntivi». Già, perché ad alcune delle persone offese nel procedimento sono arrivate le richieste di pagamento delle parcelle dei tributaristi. E in un caso la Corte d'Appello di Torino, in sede civile, ha dato ragione ai tributaristi.
«In realtà - spiega ancora Bertano -, molte persone sono sfiduciate. Da un lato c'è il fatto che loro risultano nullatenenti, dall'altro in alcuni casi si tratta di condotte risalenti ad alcuni anni fa, per cui c'è il rischio di prescrizione».
L'accusa mossa dalla procura ai tributaristi è di aver sottratto ai clienti i soldi versati per pagare le tasse. Si tratta per il più di commercianti, artigiani, piccoli imprenditori che riponevano nei Boaglio grande fiducia e che da un giorno all'altro si sono ritrovati pieni di debiti. Ma anche di società che non hanno più avuto accesso ai loro registri contabili. Ad accorgersi che qualcosa non andava erano stati alcuni clienti dello studio che, dopo aver ricevuto le cartelle di Equitalia per il pagamento di tasse non pagate, ma dallo studio li avrebbero rassicurati, dicendo loro che si trattava di "cartelle pazze".