Esercenti trevigiani, è l’ora della rabbia: sit-in davanti alle istituzioni
TREVISO. Tregua finita, lunedì primo febbraio - con il presidio davanti all’Agenzia delle Entrate a Mestre - scatta la protesta: baristi e ristoratori trevigiani hanno organizzato una serie di sit-in all’esterno delle sedi di Inps, Agenzia delle Entrate e tribunale, centrando le manifestazioni su Mestre in quanto sede regionale delle istituzioni.
Si parte, come detto, lunedì alle 8 davanti alla sede regionale delle Entrate in via De Marchi 16 a Marghera, la regia è di Veneto Imprese Unite. L’imminente ritorno in zona gialla, con la riapertura di bar e ristoranti almeno per pranzo, non soddisfa gli esercenti della Marca.
«Serve ben altro per scongiurare l’ondata di fallimenti e cessioni d’attività che ci aspettiamo» spiega Andrea Penzo Aiello, presidente di Treviso e Veneto Imprese Unite, «il 40 per cento dei nostri colleghi lavora soltanto dalle 18 in poi, è necessario che si estenda la possibilità di rimanere aperti almeno fino alle 22».
Le istituzioni davanti a cui protestare sono state scelte in base alle richieste avanzate da Veneto Imprese Unite. «All’Inps chiediamo l’abbattimento del costo del lavoro per non licenziare nessuno» afferma Penzo Aiello, «ci serve che la parte contributiva venga notevolmente ridotta per tenere i dipendenti in forza lavoro. Anche sulla cassa integrazione chiederemo di accelerare i tempi».
Il tribunale? «Da mesi stiamo chiedendo una legge straordinaria per il fallimento, perché fallimenti e liquidazioni saranno tantissimi nel corso dell’anno, l’imprenditore deve avere la possibilità di continuare a vivere una vita dignitosa perché attualmente, dopo un’esperienza di fallimento, si fatica anche a cambiare l’utenza dell’energia elettrica».
E infine l’Agenzia delle Entrate: «Chiediamo un anno bianco dalle tasse e la rottamazione delle vecchie cartelle che ripartiranno dal primo febbraio». La protesta, articolata in più giornate, rispetterà le normative anti Covid sul distanziamento e i passaggi burocratici per la richiesta dei permessi.
Non sono dettagli di procedura, ma segnali della volontà di mantenere un rapporto onesto con le istituzioni, che spesso (basti pensare alla Prefettura) si sono fatte portavoce delle istanze degli esercenti ai livelli più alti. Segnali, inoltre, della distanza con l’ala più radicale della protesta, quella di “Io apro Treviso” che ha aperto bar e ristoranti nonostante le multe, ma che ha registrato un numero limitato di adesioni, non più di una decina in tutta la provincia, molte delle quali già stroncate da provvedimenti di chiusura e da pesanti sanzioni. —
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