Veneto rosso scuro, pasticcio Ue: «È zona ad alto rischio. Anzi no»
VENEZIA. «Per molti cittadini la cacofonia delle regole applicate dai singoli Paesi è diventata insopportabile e per questo noi vogliamo semplificare le cose». L’intenzione manifestata dal commissario europeo alla giustizia Didier Reynders nel presentare, a settembre scorso, le proposte dell’esecutivo Ue per evitare che la pandemia portasse a «discriminazioni e limitazioni ingiustificate alla libertà di movimento interna alla Ue» erano più che condivisibili.
Alla prova dei fatti, però, le fasce colorate del rischio Covid in Europa introdotte da Bruxelles – elaborate dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ogni settimana – più che semplificare le cose hanno avuto l’effetto di un semaforo impazzito a Shibuya, l’incrocio più trafficato al mondo che si trova a Tokyo. Con il Veneto inserito per la seconda volta tra le zone a rischio massimo (colorate di rosso scuro) salvo poi assistere a una poderosa retromarcia dell’Ecdc con la retrocessione a “semplice” zona rossa.
Semaforo impazzito
Il tutto accade nell’arco di tre ore e dopo aver scatenato un’iradiddio di proteste e lance in resta. In fin dei conti, sulla base delle nuove indicazioni Ue, finire in zona rosso scuro significa poter essere esposti a obbligo di test negativo anti-Covid e quarantena da parte di altri stati membri per chi arriva da queste zone.
Un ostacolo alla mobilità a fronte – è il criterio previsto per le zone rosso scuro – di un tasso di contagi a 14 giorni superiore a 500 per 100mila persone. In un primo momento, con la mappa aggiornata al 28 gennaio, l’Ecdc sancisce il rischio massimo per Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna e Provincia autonoma di Bolzano.
Oltre a rimettere agli stati membri la possibilità di introdurre misure di controllo (test e quarantena) il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie scoraggia così tutti i viaggi non essenziali da e per il Nordest. Passano tre ore, però, e dopo l’insurrezione di presidenti delle Regioni (Luca Zaia tra questi), europarlamentari e parlamentari veneti arriva la retromarcia dell’Ecdc.
Nuova versione della mappa, Veneto ed Emilia Romagna non sono più rosso scuro ma solo rosse. In Italia le aree definite come ad alto contagio – e quindi in rosso scuro – rimangono solo il Friuli-Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Bolzano.
La reazione del presidente
«Da questi organismi europei puoi aspettarti questo e altro. È scandaloso» la reazione a caldo del presidente della Regione dopo la pubblicazione della prima mappa. «Acquisiremo tutti i documenti e andremo fino in fondo per capire su che basi si fonda questa pubblicazione, chi l’ha diffusa, che dati sono stati usati, e qualora emergessero incuria, inesattezze, leggerezze, non mancheremo di tutelarci».
Alla vigilia del possibile ritorno del Veneto in zona gialla, secondo la classificazione italiana, e dopo la crociata per l’uniformità dei criteri di rischio alla luce della «mastodontica» attività di tracciamento sul territorio, Zaia ha affondato: «Insistono pur avendo visto i nostri chiarimenti, pur avendo noi ampiamente documentato trattarsi dell’utilizzo di un parametro non omogeneo e quindi inattendibile. È il paradosso della virtuosità perché viene colpito chi fa più tamponi e quindi trova più casi. A questa Ecdc vorrei chiedere come mai in Europa non c’è ancora una modalità unica per fare e conteggiare i campionamenti al fine di rilevare la reale diffusione del virus. Questo è scandaloso. Con questa improvvida pubblicazione questi signori non hanno certo ottenuto il risultato di contrastare il Covid, ma quello di ammazzare l’economia della regione più turistica d’Italia. Solo questo – ha concluso Zaia – costituisce un danno gravissimo per il quale andremo fino in fondo per tutelarci al meglio».
E poco conta, a quanto pare, la repentina rettifica.
Contraccolpi per l’economia
«Il governo, o quel che ne resta, si attivi immediatamente per riparare a questo errore in sede europea» è l’appello della senatrice di Forza Italia Roberta Toffanin, vicepresidente della commissione Finanze. «Al ministro Speranza chiediamo di discutere nelle sedi opportune questo documento che rischia di provocare danni pesanti sull’economia di tutto il Nordest» chiosa il senatore dell’Udc Antonio De Poli. —
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