La riapertura delle piste da sci in Veneto potrebbe slittare a fine febbraio
BELLUNO. Difficilmente le piste da sci riapriranno prima del 15 febbraio. Si andrà probabilmente a fine mese. E a quel punto gli impianti decideranno se converrà aprire o no. E con quante funivie, telecabine, seggiovie; probabilmente quelle che potranno essere garantite dal personale già in organico.
Francesco Boccia ha provato il 28 gennaio a forzare: per aprire addirittura prima del 15 febbraio. Dopo aver ascoltato l’ultima definizione delle linee guida da parte delle Regioni ha assicurato di trasmetterle subito al Cts e al ministero della Salute, per il varo definitivo, «chiedendo una nuova valutazione tecnico scientifica con la massima celerità». Ma l’esito è tutt’altro che scontato.
I tempi tecnici non ci sono. Lo lascia intendere anche l’assessore regionale al turismo, Federico Caner. Caner ricorda che se venisse confermato il 15 febbraio, gli operatori avrebbero poco più di due settimane per organizzarsi. A suo parere, pertanto, sarà meglio lavorare, già da subito, su un doppio binario: quello della ripresa, ma anche quello dei ristori.
Il realismo di Caner è anche quello degli operatori. I Mondiali di sci si svolgono a porte chiuse, è difficile che prima della conclusione si aprano per le piste. E così si arriva agli ultimi giorni di febbraio. «Gli impiantisti sono pronti ad aprire, ma il Cts deve darci per tempo le linee guida - mette le mani avanti Renzo Minella, presidente dell’Anef – e, onestamente, dobbiamo ammettere, che probabilmente non saremo nelle condizioni di aprire tutto. Dipenderà dalla domanda; mancheranno stranieri e settimane bianche. Le strutture essenziali evidentemente sì. Si tenga conto che siamo già a stagione inoltrata».
Ci sono società del sistema Superski Dolomiti che hanno già dato forfait. Altre che attiveranno solo gli impianti principali. Le scelte organizzative dipenderanno, ovviamente, dall’evolversi della situazione pandemica. Ma anche dalla risposta del Cts. «Serve che cambi il provvedimento nazionale, perché – ha detto ieri Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni - ci sono i protocolli, ne sono stati anche stilati di nuovi, ma al momento non potrà aprire nessun impianto».
È Caner stesso a ricordare che il Dpcm in vigore prevede la chiusura degli impianti delle Regioni in “zona rossa” e un’apertura contingentata al 50% per le Regioni in “area arancione”. Nella “zona gialla” le seggiovie potranno funzionare a regime al 100 per cento della capienza, mentre, in ogni caso, cabinovie e funivie al 50 per cento della capienza, in quanto ambiente chiuso. «Anche nell’ipotesi che la nostra Regione dovesse passare in fascia gialla – sottolinea l’assessore –, la riapertura avverrà tenendo conto delle misure di sicurezza previste dal protocollo. Per esempio, verrà fissato un tetto massimo di skypass giornalieri vendibili. Questo per far sì che possa essere rispettato il numero massimo di presenze giornaliere sui campi da sci. E sarà obbligatoria la mascherina chirurgica».—
© RIPRODUZIONE RISERVATA