Inchiesta affidi, scure sulle parti civili: ammesse solo due associazioni
REGGIO EMILIA Solo due delle nove associazioni per la tutela dell'infanzia che hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo legato all'inchiesta sugli affidi ne hanno i requisiti e sono state ammesse. Si tratta di «Il Colibrì» con sede a Prato e «Gens Nova» di Bari, mentre per altre sette onlus sono stati accolti i rilievi sollevati dai difensori degli indagati, che hanno ne hanno contestato la mancanza di legami col territorio, la «mission sociale» poco attinente alla vicenda affidi e, in certi casi, anche di essere nate successivamente ai fatti incriminati.
Lo ha deciso questa mattina il giudice Dario De Luca in una lunga ordinanza, la cui lettura ha riempito la nuova udienza lampo (poco più di mezz'ora) della fase preliminare, celebrata in tribunale a Reggio Emilia.
I lavori, dopo l'avvio delle operazioni di smantellamento del prefabbricato che ha ospitato il processo Aemilia, si sono svolti nell'aula di Corte d'assise, videocollegata con altre due per evitare assembramenti.
L'esclusione delle associazioni non è il solo colpo di scena che si registra in questo complesso e piuttosto tecnico momento del processo, in cui si allungano i tempi dell'avvio del dibattimento vero e proprio e il pronunciamento della corte sulle 24 richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura reggiana.
Gianluca Tirelli, legale di parte civile di uno dei minori coinvolti nell'inchiesta «Angeli e Demoni» cita infatti l'Unione dei comuni della Val d'Enza, l'Ausl di Reggio Emilia e l'Asp «Carlo Sartori» di San Polo come «responsabili civili», chiamati cioè a rifondere i danni delle parti offese, in quanto «datori di lavoro» degli assistenti sociali e degli psicologi messi sotto accusa.