Se il “contagio” genera isteria: il Covid e quel richiamo alla vicenda delle indemoniate
ANDREIS. Le pandemie non generano solo vittime, ma ventate di disagio collettivo. Ad Andreis proprio un momento di disagio e isteria, sotto un diverso profilo, destabilizzò un intero paese finché qualcuno non ritenne di riportare tutti alla ragione. È la storia delle indemoniate di Andreis.
Prè Lucio Alberti da 11 anni parroco in paese, descrisse in due lettere inviate all'Inquisitore fra’ Angelo Gherardini i sintomi di una sospetta possessione diabolica di ben quattro persone del paese.
Corre il1663 e Andreis ha 300 abitanti. Proprio undici anni prima aveva ottenuto la piena autonomia religiosa dalla chiesa matrice di Barcis, da cui dipendeva, e pre' Alberti era stato nominato parroco con beneficio di canonica.
Secondo l'Alberti c’erano in paese quattro donne che presentavano totale rigidità delle membra o avevano spasmi violenti, cambiavano tono della voce o restavano mute a lungo. Avvicinate da un sacerdote reagivano con violenza, grida, bestemmie e oscenità. Scriveva anche che il 14 agosto, a un gruppo di donne e ad alcune bambine del paese, era apparsa la Madonna e che la stessa aveva detto loro di “castigare le streghe del paese” e che questo era un “ordine divino” e che loro erano state “scelte” per eseguirlo. Il parroco riferiva pure che la presenza delle bambine e la loro convinta testimonianza lo avevano persuaso che il fatto si fosse verificato veramente.
Certo, lui si rimetteva alle decisioni dell'Inquisitore sul come agire.
Ad Andreis venne mandato prè Tommaso Biasi quale Commissario dell'Inquisizione, per approfondire la questione, ascoltò diversi testimoni e produsse due relazioni. Riferì che la moglie di Giovanni Palleva, Maria, aveva fatto insospettire il marito con comportamenti strani tanto che lui l'aveva obbligata ad indossare degli Agnus Dei malgrado le sue escandescenze e una strana confessione: una mattina, disse Maria Palleva, tornando dalla Messa, aveva incontrato Margherita Tavan e questa le aveva messo le mani addosso, toccandola più volte sotto la cintura, così da contagiarla. Non un virus, chiaro, ma una possessione. Di questo fatto sarebbe stato testimone Osvaldo Della Stella, pure di Andreis, che difatti lo riferì al Biasi.
I RITRATTI
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Quest'ultimo scrisse anche i nomi di alcuni diavoli che si erano introdotti nei corpi di tre donne di cui riferisce i nomi, uno nascosto dentro a una noce che poi la sciagurata mangiò e un altro sciolto, nientemeno, che nella minestra. I diavoli potevano star quieti oppure procurare comportamenti isterici e altre manifestazioni inspiegabili.
L'inquisitore, però, prendeva tempo e il gruppo di donne cui era apparsa la Madonna, sentendo il “peso” dell'ordine “divino” ricevuto e visto che né Inquisizione né parroco facevano qualcosa, pensarono di agire di testa loro. Armate di bastoni e pietre trovarono Margherita Tavan e la trascinarono in chiesa, dove la bastonarono. Ma Margherita riuscì a liberarsi e a scappare nel bosco, tanto che nessuno sapeva dove fosse finita. Neppure il marito Iseppo Tavan.
Verso sera il gruppo di scalmanate trovò un'altra presunta posseduta, Lucia Di Bucco che, sorpresa nel cortile di casa, fu bastonata finché cadde priva di sensi. Quando si riprese andò a nascondersi in mezzo al fieno, dove rimase tutta la notte.
Al mattino le donne tornarono e, non trovandola morta come pensavano, la cercarono, la trovarono e questa volta riuscirono a ucciderla.
Anche la sorella di Lucia, Maddalena, fu presa e trascinata in piazza dove subì un vero e proprio linciaggio.
Il gruppo, ormai inferocito, cercò un'altra donna, Giacoma la vedova, la trovò, cerca di bastonarla ma questa si difese e disse che non aveva niente da confessare. Nel pieno del parapiglia intervennero alcuni rappresentanti della Comunità che salvarono Giacoma e imposero al gruppo di donne di darsi una calmata. Ma non erano loro a dover giudicare, o decidere cosa fare. Non lo sapeva neppure il parroco, che fece deporre i cadaveri delle sorelle dentro un'unica cassa: bruciarle in quanto streghe o portare al cimitero?
Nel frattempo, seppure scornate nella loro ultima aggressione, le donne stavano cercando un'ultima presunta strega: Giacoma, di cognome De Modestis. Saputo che la cercavano, riuscì a nascondersi, ma un paio di giorni dopo decise di affrontarle, quando queste si trovarono tutte in chiesa. Il luogo non la salvò dall'aggressione ma Giacoma si difese a pugni e calci finché alcuni uomini posero fine allo scontro. Giacoma fuggì e per un po' non tornò in paese.
L'Inquisitore, come si direbbe oggi, aprì un fascicolo, lasciando intendere che non erano tutte cose inventate, unì le testimonianze di alcuni volonterosi che avevano raccontato ciò che avevano sentito e visto, ma infine non giunse a una conclusione e il fascicolo restò ad impolverarsi.
E le donne uccise? E quelle bastonate? Gli “ordini divini”, un momento di isteria collettiva, un intero paese inerte di fronte alla violenza ma che seppe reagire e fermare donne talmente suggestionate da essere ritenute incapaci di intendere e di volere, per cui la giustizia le graziò.
Credo che oggi, di fronte all'insipienza di alcuni, saremo capaci di far meglio.