La Cartiera Mantovana è la più antica d’Italia: quando nacque c’era ancora Shakespeare
MANTOVA. Con un po’ di fantasia immaginiamo che nel 1615 Cervantes sia passato dal Maglio di Goito, entra nella cartiera e chiede una risma di carta. «Per cosa le serve señor Miguel?» gli chiede Angelo da Fano, il proprietario. «Devo aggiungere un capitolo alla seconda parte del “Don Chisciotte”, ho fretta, è già in tipografia a Madrid» risponde Cervantes, che ritira la risma, paga, esce e ritorna nella Mancia.
Dopo mezz’ora arriva Shakespeare: «Mister Angelo, avrebbe qualche foglio di carta? Dovrei riscrivere il dialogo dove ho elogiato Giulio Romano. Sono appena stato a Mantova, ho visitato Palazzo Te e il Ducale e mi sono accorto che l’elogio che ho messo nel “Racconto d’inverno” è insufficiente perché Giulio è troppo bravo e merita molto di più… Forse riscriverò anche un atto di “Romeo e Giulietta”: a Mantova ho dato un’occhiata a vicolo dei Lattonai e a vicolo Scala… Devo scegliere l’indirizzo giusto della bottega dello speziale dove Romeo ha acquistato il veleno: lo scrivo nella tragedia, così tra 400 anni i turisti ci vanno…».
Trascorrono 15 anni, siamo nel 1630, e arriva Renzo Tramaglino: è scappato da Milano, ha passato l’Adda, poi facendo di testa sua ha guadato il Mincio e, una volta raggiunto il Naviglio, al Maglio dà un colpo di batacchio al portone della cartiera. Dalla finestra si affaccia Angelo da Fano: «Con questa maledetta peste non arrivano più gli stracci per fare la carta…» gli dice. E Renzo: «Non appena la pestilenza finisce e la produzione riprende, metta per favore da parte qualche pacco di carta, pago in anticipo, che tra un paio di secoli passa un tipo che deve scrivere “I promessi sposi”».
Duecento anni dopo arriva Alessandro Manzoni e il nuovo proprietario della cartiera, Ezechia Vita, gli dà la carta per scrivere il grande romanzo raccomandandogli di trattare bene Renzo. «Gli faccio sposare Lucia» lo rassicura il Manzoni. Poi dal 1886 e scavalcando il secolo, per D’Annunzio e Pirandello sarebbe stato possibile conoscere i proprietari della Cartiera Mantovana: Norsa, Finzi, Colorni, Alberto Levi Minzi e Dina Marenghi.
Passando dalla finzione letteraria alla realtà e alla storia contemporanea, il conte Giovanni Nuvoletti, scrittore, era amico di Franco Marenghi, titolare della Cartiera dal 1973 al 1996 (entrambi furono presidenti dell’Accademia italiana della Cucina, Nuvoletti dal 1983 al 1993 e Marenghi dal 1993 al 1996). Dopodiché siamo ai nostri giorni: i titolari della Cartiera Mantovana sono Cristina, Marco Fabio, Vittorio e Alberto Marenghi (che è anche amministratore delegato) e tutti loro - per tornare all’antico - possono andare orgogliosi di un avo di gran valore: Domenico de’ Marenghi, soprannominato Riccio da Parma, condottiero contro il re di Francia Carlo VIII a Fornovo nel 1495 nell’esercito comandato dal marchese di Mantova Francesco II Gonzaga di cui, intorno al 1505, fu per qualche tempo al servizio come capitano. Poco prima, nel 1503, Domenico de’ Marenghi era stato uno dei 13 cavalieri italiani guidati da Ettore Fieramosca che nella disfida di Barletta sconfissero altrettanti cavalieri francesi. Nel frattempo, “sotto Goito” (a sud) la corrente del Naviglio, il canale scavato nel 1458, muoveva i magli che battevano ferro e rame. Oltre ai magli c’erano anche i “folli” impiegati nella produzione della carta.
Per indicare il luogo, il maglio prevalse sul follo e il borgo si chiamò Maglio, anche se i magli del ferro scomparvero mentre i folli degli stracci (la materia prima della carta) e i magli da carta rimasero. L’anno di nascita dello stabilimento che oggi è la Cartiera Mantovana si credeva fosse il 1690, tale da eleggerla cartiera più antica d’Italia, con i requisiti per entrare nell’élite mondiale delle industrie con una storia plurisecolare. Ma uno studioso locale, Cesare Bertolini (autore nel 2001 insieme a Renzo Dall’Ara del libro “La Cartiera Mantovana”), rintracciò nell’Archivio di Stato di Mantova un documento che anticipava la fondazione al 1615, anno in cui erano vivi sia Cervantes che Shakespeare, quando il titolare della “concessione et locatione del follo da carta sotto Goito” era messer Angelo da Fano. L’attività è continuata per le vie ereditarie, nella linea familiare, fino a oggi con i Marenghi.