Il giovane Carlo Govoni fascista tutto d’un pezzo mandato a morire a Dachau
LA STORIA
Antonella Guarnieri (*)
Quella di Luisa Cavedagna e Carlo Govoni di Silvio (va specificato perché molti sono gli omonimi di quel periodo) è la storia di due giovani ferraresi, che nel 1943 hanno rispettivamente 21 e 26 anni e che da poco, innamoratissimi, si sono sposati e abitano in una casetta in via Santa Maria degli Angeli al n. 18, a pochi passi dallo splendido corso Ercole I d’Este, una piccola abitazione malandata che ha resistito alle angherie del tempo ed è ancora là, chiusa come un forziere a conservare il ricordo di quelle vite che, ormai, tutte, non ci sono più.
È una storia diversa da tutte le altre, perché, quando si pensa a una dittatura, non solo a quella fascista, è facile immaginare, che stare dalla parte giusta, essere fedeli, magari assumere qualche carica o impegnarsi nelle milizie di partito, garantisca dalle angherie e dalle violenze che, invece, vengono distribuite a piene mani agli avversari politici.
Dopo la caduta di Mussolini e i quaranta giorni di Badoglio, l’8 settembre si giunse all’armistizio. Il 9 Ferrara, che ancora gioiva per la presunta ritrovata libertà e per l’illusoria speranza della fine della guerra, venne invasa dai tedeschi e i fascisti, nascosti sino a quel momento, ricominciarono a circolare.
Nella città estense, a causa della compromissione di molti fascisti locali, risultò particolarmente difficile individuare un elemento che possedesse le caratteristiche giuste per assumere la carica federale. Venne nominato Iginio Ghisellini, seniore della Mvsn (Milizia volontaria per la sicurezza nazionale), l’esercito fascista, che aveva combattuto su molteplici fronti sin dalla Prima Guerra Mondiale, ottenendo innumerevoli onorificenze, fascista della prima ora, appartenente a ricca famiglia fedelissima al regime, che mai aveva svolto incarichi politici di rilievo.
LA NOMINA
Fu lui a scegliere Carlo Govoni, anch’egli militare e da poco ritornato dalla Croazia, per assegnargli un ruolo delicatissimo, quello di membro della revisione delle domande d’iscrizione al Pfr (Partito fascista repubblicano), nato con la Rsi (Repubblica sociale italiana). Ghisellini, uomo retto ma assolutamente intransigente, aveva preso molto seriamente la decisione di epurare il Pfr non solo da coloro che avevano “strizzato l’occhio” agli alleati, ma anche dai tanti che avevano usato le proprie cariche nel fascismo e nella Mvsn per arricchirsi indebitamente, fatto che, com’è dimostrato da più di un documento, gli alienò non poche simpatie.
Carlo era un giovane estremista, cresciuto nel mito del fascismo e del Duce, giovanissimo era fuggito per recarsi a Roma ed entrare a far parte di un battaglione scelto, di seguito era partito volontario per l’Africa Orientale ed era stato presente in Francia, sul fronte greco-albanese e in Russia, da dove era tornato con un principio di congelamento agli arti inferiori; quindi, nel ’42 era partito per la Croazia, da cui fece ritorno dopo l’8 settembre: aveva un carattere forte e coraggioso che gli era valso onorificenze ed encomi.
Govoni prese alla lettera il proprio incarico e la lista dei traditori venne stilata, ma il federale la sera del 13 novembre venne ucciso e il giorno dopo non potè presentarla a Verona al congresso fondativo del Pfr.
Carlo da subito fu convinto che l’uccisore di Ghisellini dovesse essere cercato all’interno del Pfr e per questo, avversato da Enrico Vezzalini, il capo della provincia inviato da Pavolini a Ferrara dopo l’uccisione del federale, e dal suo gruppo, cominciò a fare indagini in proprio. Questo non piacque a Vezzalini, che si sforzava di “normalizzare” la situazione e sopire i brusii relativi a una faida interna al fascismo.
Govoni s’impegnò nella propria personale battaglia per la verità, E per questo si mosse scrivendo lettere a importanti gerarchi di livello nazionale, e si recò, documentato da alcune cartoline in possesso della famiglia, addirittura verso la sede della Rsi, a Maderno, probabilmente per tentare d’informare Mussolini, cosa che aveva fatto già per lettera, di quanto stava accadendo a Ferrara.
IL DISCREDITO
Nel mentre, dal momento che né i consigli né le minacce bloccavano l’attività di Govoni, Vezzalini mise in atto una vera e propria macchina del fango nei suoi confronti, screditandone l’immagine, innanzitutto mettendo in dubbio il valoroso passato di combattente e, quindi, facendo girare la voce di un suo squilibrio mentale.
A questo punto Vezzalini, per tentare di risolvere definitivamente la questione, convocò più volte in Castello la giovane e coraggiosissima moglie di Carlo, Luisa: egli provò a convincerla di far dichiarare il marito pazzo, per avere in cambio una pensione ma, di fronte ai dinieghi sdegnati e reiterati della donna, lui urlando, davvero come un pazzo, finì per licenziarla, non senza averla minacciata di ritorsioni pesanti.
Alla fine, per costringere Govoni a consegnarsi, Vezzalini giunse a incarcerarla: qui accadde qualcosa di molto particolare alla giovane, perché conobbe una donna anziana, dolce e molto umana, la socialista antifascista Alda Costa. Luisa le raccontò quanto stava accadendo e Alda le disse che, pur essendo avversaria politica del marito, lo stimava per il coraggio. Alda decise di aiutare la giovane a superare quella situazione tanto dura, soprattutto per una donna in stato di gravidanza. Per questo le insegnò quali fossero i suoi diritti e come essere tutelata per non essere mandata al lavoro obbligato, rischiando di perdere il figlio. Luisa rimase grata per sempre ad Alda Costa e ogni volta che poteva la ricordava commossa.
Come aveva previsto Vezzalini, Carlo Govoni si consegnò e venne mandato nel campo di concentramento di Dachau, dove, nonostante la giovane età e la forte tempra, morì solo dieci giorni prima della liberazione del campo. Luisa e Mauro, il figlio che mai conobbe il padre, lo cercarono per decenni: da pochi anni abbiamo appreso, grazie allo studioso Gian Paolo Bertelli, che le sue ossa furono gettate in una fossa comune di Dachau. —
(*) storica e referente del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara
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