Le grandi battaglie per divorzio e aborto: un volume raccoglie i testi di Loris Fortuna
UDINE. La crisi della politica è profonda e suscita enormi preoccupazioni per l’assetto istituzionale e la sorte della democrazia. La scelta di dedicare un numero monografico dei Quaderni del Circolo Rosselli di cui è direttore e animatore Valdo Spini, alla figura di Loris Fortuna in occasione del cinquantenario dell’approvazione della legge sul divorzio è davvero meritoria.
Il volume che raccoglie una selezione di discorsi parlamentari dedicati al tema del divorzio e a quello dell’aborto, è stato curato da Michele Mioni, giovane storico friulano che firma un saggio centrato sul socialismo dei diritti e sui legami con i radicali e le battaglie condotte con successo in Parlamento e nel Paese.
Il saggio introduttivo è di un altro storico friulano, Tiziano Sguazzero che mette in luce la stranezza della mancanza di una biografia approfondita sulla complessa vicenda politica del politico friulano più noto fuori dai confini regionali e che ha costituito una bandiera e un punto di riferimento per l’ Italia laica. Dalla ricostruzione storica emerge una figura radicata nella sinistra e nell’antifascismo, giovane partigiano nel battaglione “Studenti” di Udine, prigioniero per sette mesi nel carcere di Gorizia e poi internato in un lager nazista. Sopravvissuto, al rientro in Italia si iscrisse al PCI con una militanza che durò fino alla repressione della rivolta d’Ungheria da parte dell’Urss. Come altre personalità, basti ricordare Antonio Giolitti, aderì al Partito Socialista, nella corrente lombardiana.
Fu tra i promotori di un circolo culturale dedicato a Piero Calamandrei che era morto nel 1956 e direttore della rivista “Politica e Cultura” una testata che afferma le radici dell’impegno nello studio e ricorda il binomio mazziniano Pensiero e Azione.
Eletto deputato nel 1963 presentò con la sola sua firma la proposta di legge nel 1965 per l’introduzione del divorzio in Italia e da lì iniziò il sodalizio con Marco Pannella che costituì la Lid, la Lega per l’istituzione del divorzio, capace di mobilitare decine di migliaia di uomini e donne con il sostegno di settimanali come Abc e L’Espresso.
Nella legislatura successiva la proposta fu presentata con il numero1 nel giugno 1968 e sottoscritta da 70 deputati tra cui vanno segnalati i nomi di Spagnoli, Basso, Iotti.
Desta una certa impressione la lettura degli interventi di illustrazione della proposta che partono dal rifiuto di una visione patriarcale ormai in contraddizione con i mutamenti sociali del Paese. Fortuna rispondeva alle obiezioni di chi chiedeva una riforma complessiva della giustizia, del codice penale, del diritto di famiglia rivendicando l’urgenza di eliminare aberrazioni come il delitto d’onore, il reato di adulterio e di prevedere la possibilità del riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio e soprattutto di prevedere lo scioglimento del matrimonio per tutti e non solo per i privilegiati che potevano ricorrere al tribunale ecclesiastico della Sacra Rota. L’obiettivo massimo non poteva costituire un alibi per non fare nulla e Fortuna aderiva convintamente alla strategia delle singole issues. Soprattutto impressiona la preparazione e l’approfondimento delle questioni senza demagogia, con rigore estremo e con uno sforzo di dialogo con i cattolici su un tema sensibile come la famiglia.
Di fronte ai tentativi di insabbiamento e di ostruzionismo, Loris Fortuna espresse un monito che vale ancora oggi: “Il prestigio del Parlamento è affidato alla tempestiva assunzione di responsabilità e non nel rinvio o nel silenzio, nell’autocensura”.
Aggiungeva, lui socialista, che non si poteva discutere solo o prevalentemente di problemi economici, perché uguale spazio e attenzione dovevano avere i temi civili, seppur delicati e scottanti. Si poneva così una teorizzazione del socialismo dei diritti con una accentuazione laica e libertaria.
Dopo l’approvazione della legge nel dicembre 1970 si aprì il fronte della lotta contro il Concordato che aveva la motivazione nel contestato art. 7 della Costituzione. A Milano anch’io ero presente nella sede dell’Umanitaria per la costituzione della LIAC, la lega per l’abrogazione del Concordato.
Ho vivissima negli occhi la giornata al Cinema Adriano a Roma con Fortuna sul palco, in attesa dell’ingresso di Adele Faccio che si sarebbe consegnata alla polizia per il reato di aborto avendo organizzato il CISA, che aveva la sede a Milano presso il partito radicale. Avrebbe raggiunto Gianfranco Spadaccia, il segretario radicale, nelle carceri di Firenze. Era il 1975 e nel giugno 1978 venne approvata la legge che liberava le donne dalla violenza dell’aborto clandestino e di classe.
Il 9 maggio era stato ritrovato il corpo di Aldo Moro assassinato dalle Brigate Rosse e pochi giorni dopo il Parlamento approvò la legge 180 per la chiusura dei manicomi e due settimane dopo quella sull’aborto. Nel pieno della crisi e della tragedia il cammino delle riforme civili proseguiva. Varrebbe la pena riflettere sulla capacità della politica in quel momento di non cedere al ricatto dell’emergenza.
Mi piace riprendere l’appello di Fortuna sulla necessità di creare un movimento di massa per la laicità dello Stato. Questo volume non ha la pretesa di colmare la lacuna, denunciata esplicitamente, dell’assenza di uno studio adeguato ad un protagonista della politica italiana. Ha il merito però di squarciare un colpevole oblio.
Loris Fortuna ha condotte molte altre battaglie, una legata particolarmente al Friuli, quella per l’applicazione dell’articolo 6 della Costituzione per la tutela delle minoranze linguistiche. Non riuscì a far approvare la sua proposta. Toccò a me ripresentare un testo rivisto e finalmente far approvare nel 1999 la legge 482. Quella vittoria aveva radici lontane e lo ricordo con orgoglio e commozione.