Minori a rischio nelle trappole della Rete: anche Facebook nel mirino del Garante
Per tutelare bambini e adolescenti dalle trappole della rete, la protettiva mano del Garante per la privacy non bussa solo alla porta di Tik Tok, ma anche al portone di Facebook e Instagram. L’istruttoria aperta ieri, prima in Europa, intende accertare se i minori di 14 anni possano avventurarsi in sicurezza nelle immense praterie dei due social network che totalizzano 4 miliardi di profili attivi nel mondo e circa 50 milioni in Italia.
Nei giorni scorsi, il Garante era intervenuto con un provvedimento d’urgenza a carico della piattaforma di microvideo Tik Tok (700 milioni di iscritti nel mondo, 5 in Italia), dopo la morte della bambina palermitana che si è impiccata in bagno, si sospetta per partecipare a un macabro gioco online.
La notizia che la minore avrebbe avuto diversi profili aperti sui due social network ha indotto l’autorità a estendere la propria azione, chiedendo a Facebook, che controlla anche Instagram, di chiarire «quanti e quali profili avesse la minore e come sia stato possibile, per una bimba di 10 anni, iscriversi alle due piattaforme», oltre a «fornire precise indicazioni sulle modalità di iscrizione e sulle verifiche dell’età dell’utente adottate per controllare il rispetto dell’età minima». Analoghe verifiche riguarderanno tutti gli altri social network e piattaforme come Google.
In questa nebulosa, secondo una ricerca condotta da varie università «l’uso dei social media è centrale nell’esperienza online dei pre-adolescenti». L’86,5% degli utenti tra gli 11 e i 18 anni ha almeno un profilo attivo. Bullismo, giochi estremi e pericolosi, condivisione di immagini intime sono fenomeni in costante crescita.
«Il nostro provvedimento intende impedire che i bambini, anche molto piccoli, possano accedere, da soli, a uno strumento pericoloso quali possono divenire i social se utilizzati in assenza della maturità e delle competenze necessarie», spiega il presidente dell’Authority, Pasquale Stanzione. Le stesse piattaforme prevedono l’età minima di 14 anni per l’iscrizione, ma «il dovere di accertamento viene spesso eluso da verifiche troppo deboli». Le ambigue impostazioni predefinite non aiutano.
Ciò spiega i tre provvedimenti del Garante nel giro di 60 giorni: istruttoria su Tik Tok, intimazione cautelare urgente di blocco dei profili di dubbia età su Tik Tok, istruttoria su Facebook e Instagram. E anche il plauso delle associazioni di consumatori. Ieri, poi, Tik Tok ha risposto alle contestazioni inviando al Garante un faldone in cui rivendica «solidi controlli di sicurezza». In attesa di risposte formali, anche Facebook ha spiegato che «sicurezza e privacy sono le nostre più grandi priorità» promettendo di «collaborare con il Garante».
«Un primo risultato importante - spiega Agostino Ghiglia, componente del collegio del Garante e relatore del dossier Tik Tok - e la dimostrazione che non abbiamo sparato a salve». Se il Garante valutasse le risposte insoddisfacenti, potrebbe infliggere multe fino al 4% del fatturato e segnalare le violazioni al giudice penale.
Più volte, nei mesi scorsi, il Garante aveva sollecitato l’Autorità europea per la privacy. Secondo le regole internazionali, il potere di intervento spetta alle istituzioni del Paese in cui una piattaforma online ha la sede principale. In Europa tutti i giganti del web scelgono l’Irlanda, tanto generosa sulla tassazione dei redditi d’impresa quanto parca di controlli sull’uso dei dati e sul rispetto dei diritti degli utenti.
Il pressing italiano non è rimasto inascoltato. L’Autorità Ue ha chiesto a WhatsApp «risposte chiare» sull’aggiornamento delle regole di condivisione dei dati con Facebook, dopo la denuncia di «scarsa chiarezza e trasparenza» nell’informativa agli utenti. Ma giusto ieri ha comunicato di aver dato più tempo a WhatsApp: dall’8 febbraio, quando entreranno in vigore le nuove regole, il termine è stato prorogato al 15 maggio. Con calma. Forse troppa.
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