Niente mensa, a scuola il delivery fai-da-te (anche) con i cibi del fast food: è polemica
UDINE. La questione cibo nelle mense scolastiche continua a far discutere e a tenere banco.
Come abbiamo raccontato in questi giorni, i genitori della Commissione mensa hanno voluto visitare il centro cottura a servizio delle scuole udinesi, gestito dalla ditta Ep a Ruda per verificare e in parte contestare ingredienti e ricette. Un altro gruppo di 17 genitori dell’istituto comprensivo Udine 2 (rappresentati all’avvocato Giorgio Vecchione) ha deciso per l’autorefezione, ossia la possibilità di portare a scuola il pasto preparato da casa. Tanto che, mercoledì sera, il consiglio di istituto del comprensivo ha votato all’unanimità un regolamento che disciplini – legalmente – questa possibilità.
L'avvocato dei genitori: «Il pasto da casa è un diritto, non servono giustificazioni»
«Il problema è che non si tratterà solo di bambini che mangeranno un pranzo sano preparato dai genitori, ma anche di bambini che mangeranno piatti ordinati al delivery – afferma Giovanni Govetto, componente del consiglio di istituto dell’IC2 e consigliere comunale forzista con delega a Famiglie e scuole paritarie –. Questa differenziazione rappresenta un gigantesco problema a livello educativo poiché i bambini si troveranno a mangiare tutti insieme pietanze diverse: alcuni i piatti preparati dalla mensa secondo le indicazioni di nutrizionisti e altri ciò che vorranno, come per esempio cibo da fast food o da ristoranti della città».
Govetto prospetta una situazione che crea disparità tra i bambini che li potrebbe mettere in una condizione di disagio, gli uni con gli altri. Secondo questa ipotesi alcuni mangerebbero minestre e verdure cotte e altri hambuger, patatine fritte e Coca-Cola.
«Dal punto di vista formativo non si può far finta che il problema non esista e che sia solo una questione legale – rimarca il consigliere –: cosa possono imparare questi bambini che alcuni possono permettersi dei cibi e altri no? Si andrebbero a creare bambini di serie A e bambini di serie B. Quando qualcosa non va bisogna cercare di lavorare in sinergia per risolvere il problema e non pensare a curare il proprio orticello».
Mense scolastiche, i genitori entrano nel centro cottura: «Fateci vedere gli ingredienti e le ricette»
Il consigliere auspica che la scuola consideri questo aspetto e agisca per salvaguardarlo. Allo stesso tempo invita le famiglie a riconsiderare la via del dialogo sulla qualità dei pasti. «Il Comune sta lavorando seriamente sulla questione e continuerà a farlo – conclude –. I genitori che portano il pasto caldo da fuori, invece, fuggono dal problema a non aiutano a risolverlo anzi, lo lasciano alle famiglie che hanno meno disponibilità economica. Questa non è la scuola che voglio per il mio comune. Ricordo che la battaglia da combattere è sulla qualità del cibo non sul trovare soluzioni alternative».
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