Da peggiore in Italia a zona gialla in poche settimane di restrizioni: ecco come ha fatto il Veneto a frenare il contagio
VENEZIA. Dopo tre settimane di penitenza arancione, il Veneto intravede il ritorno in fascia gialla con conseguente allentamento di restrizioni e divieti.
Domani l’attesa riclassificazione del dicastero della salute: «Rispetto al picco epidemiologico del 31 dicembre, siamo alla ventisettesima giornata di calo», è il commento di Luca Zaia «dai calcoli dei nostri esperti, abbiamo un Rt pari a 0,62, un valore che ci collocherebbe al penultimo posto tra le regioni per rischio di trasmissibilità del virus».
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La conclusione? «Ho ragionevoli speranze che si passi in zona gialla, è l’augurio che faccio a tutti i colleghi. In ogni caso, nel bene e nel male, ci siamo sempre rimessi alle valutazioni scientifiche dell’Istituto superiore di sanità e lo faremo anche stavolta. La prospettiva di un sostanziale ritorno alla normalità è un segnale incoraggiante ma nel contempo ci preoccupa: forse abbiamo già scontato la seconda-terza ondata però il virus procede in altalena, con cambi repentini, e ciò che sta accadendo nei vicini Paesi europei non lascia tranquilli».
Al riguardo, un esplicito invito al ministro Speranza arriva dall’alfiere dell’Udc Antonio De Poli – «Consenta il trasloco del Veneto in giallo e la ripartenza di cittadini, famiglie e imprese nel rispetto delle condizioni di sicurezza previste» – e l’occasione offre al governatore l’opportunità di togliersi un sassolino: «Quando eravamo in difficoltà, l’opposizione ha provato a cavalcare le disgrazie, invocavano la fascia rossa ma chi avrebbe ristorato gli ulteriori danni ai lavoratori e alle imprese in ginocchio?
Adesso che il peggio è passato, tutti zitti. C’è gente che dispensa consigli dal divano di casa e nell’emergenza non si fa mai vedere»; ce n’è anche per il traballante premier Conte: «Prendiamo atto che la sua maggioranza non c’è più, siamo nelle mani del presidente Mattarella, è giusto che sia lui a compere la scelta migliore. Starà con la calcolatrice in mano per vedere se questi qui hanno i numeri. Le risorse europee del programma Next Generation? Non c’è stato alcun confronto con le regioni, a conferma dell’orientamento centralista di chi, ostile all’autonomia, vorrebbe stravolgere il titolo V della Costituzione».
Torniamo al coronavirus, la cui ritirata è cosparsa di vittime, avviate ormai a quota novemila. «Siamo ottavi in Italia per mortalità, a precederci sono esclusivamente regioni del Nord, a riprova che l’infezione ha privilegiato questo bacino, e nel nostro caso l’incidenza delle mutazioni Covid balza gli occhi: l’Istituto Zooprofilattico ne ha identificate otto, tra le quali la prima variante inglese comparsa in Italia e altre due, tipicamente venete, sulle quali stiamo lavorando».
Che altro? L’accenno a due ricerche. Quella universitaria condotta da Vincenzo Baldo, a Padova, che ha esplorato la diffusione casuale del virus (cassiere, passanti, luoghi pubblici) al di là dei contatti stretti; quella ospedaliera del microbiologo Roberto Rigoli, a Treviso, che studierà la reazione anticorpale in 20 mila soggetti campione per valutare l’effettiva circolazione del contagio. E la sospirata campagna vaccinale?
Le 50. 300 dosi promesse da Pfizer sono state consegnate e prontamente destinate al completamento dei richiami. Tagli e ritardi nelle forniture impediscono di avviare nuove somministrazioni (oggi il capo della prevenzione Francesca Russo illustrerà l’aggiornamento del cronoprogramma) e l’obiettivo realistico diventa la copertura prioritaria degli over 70: «È la fascia d’età che calamita il 95% dei decessi, se riusciamo ad immunizzarla in tempi ristretti gli effetti più gravi della pandemia saranno scongiurati».