Fondazione Gimbe, il Friuli resta nel quadrante peggiore: "Ci sono meno casi ma su vaccini forti diseguaglianze regionali"
UDINE. Continua la lenta discesa delle curve. Crollo delle forniture nel primo trimestre per quanto riguarda i vaccini, diseguaglianze regionali su tutti i fronti. Lo rileva la Fondazione Gimbe nel monitoraggio relativo alla settimana 20-26 gennaio in cui si registrano gli ultimi effetti del decreto Natale: tutti i numeri sono in calo, compresi quelli ospedalieri, anche se i ricoveri e le terapie intensive rimangono sopra la soglia di saturazione rispettivamente in 5 e 6 regioni.
Le analisi indipendenti di Gimbe sui dati ufficiali della campagna vaccinale evidenziano notevoli differenze regionali: nella distribuzione delle dosi, nel completamento del ciclo vaccinale e, soprattutto, nelle priorità di somministrazione, con il 22,3% delle dosi destinato a «personale non sanitario», categoria formalmente non prevista dal piano vaccinale.
Il focus sui vaccini. Sui vaccini si gioca la partita più importante: le analisi della Fondazione evidenziano che350mila dosi (un quarto di quelle somministrate finora) sono andate a personale non sanitario con il picco della Lombardia che finora ha riservato a questa categoria il 51% delle dosi. «Con i continui ribassi delle forniture e da minaccia delle nuove varianti, è fondamentale che le i vaccini disponibili siano >utilizzati per proteggere chi lavora in prima lineacon i pazienti e le persone più fragili, come previsto dal Piano vaccinale. Un obiettivo che, ad un mese dall’avvio della campagna, è già stato parzialmente disatteso con inaccettabili diseguaglianze regionali, “agevolate” dall’assenza di un’anagrafe vaccinale nazionale».
Gli ospedali. La discesa prosegue anche sul fronte ospedaliero: i ricoveri con sintomi nei raparti ordinari sono 21.355 (-5,9% rispetto alla settimana precedente) e quelli in terapia intensiva sono stati 2.372(-4,6%). Nonostante l’ulteriore, però, l’occupazione da parte di pazienti Covid continua a superare in cinque Regioni la soglia del 40% in area medica e in sei Regioni quella del 30% delle terapie intensive, attestandosi a livello nazionale rispettivamente al 34% e al 28%.
Il Friuli Venezia Giulia. La Fondazione Gimbe ci colloca infatti a poca distanza da molte altre regioni che fino a qualche settimana fa erano invece distanti e godevano dunque di una condizione migliore. Esaminando il grafico di Gimbe, vediamo comunque che il Fvg è sempre nella cosiddetta zona rossa (i colori della tabella non si riferiscono in alcun modo a quelli delle aree di rischio identificate dai Dpcm), ma è molto vicina a cinque regioni – Sicilia, Puglia, Marche, Umbria, Emilia Romagna – oltre che alla provincia autonoma di Trento. In zona rossa si superano i valori medi nazionali sia per quanto riguarda l’incremento percentuale di nuovi contagi (misurato sull’asse verticale), sia per il numero di casi ogni centomila abitanti (rappresentato sull’asse orizzontale).
C’è da rilevare che il Veneto, che si trovava nella scomoda posizione di regione peggiore d’Italia, in poche settimane ha abbattuto i livelli di contagio, finendo ora nella più rassicurante zona gialla. Hanno migliorato i valori percentuali del contagio anche regioni come la Lombardia, la Sardegna, la Campania e la Valle d’Aosta che si trovavano pure in difficoltà fino a poco tempo fa.