Un ponte per il salvataggio Corneliani: servono 1,5 milioni entro il 15 febbraio. Anche Boglione a sorpresa al tavolo Mise
MANTOVA. Il ponte è da costruire subito, a partire dalle prossime 48 ore e il primo mattone deve essere quel milione e mezzo (massimo due) che entro il 15 febbraio garantisca continuità produttiva per i prossimi mesi e, senza intaccare gli interessi dei creditori, consenta alla Corneliani di salvare tre stagioni e rimanere sul mercato.
Un ponte che traghetti l’azienda sulla sponda del salvataggio al momento da tutti individuata in BasicNet, ma che contempla anche altri interessamenti che si sono palesati in questi giorni. Non senza un intervento a sorpresa di Marco Boglione, si è chiuso con una prima, seppur timida, apertura degli azionisti a concorrere economicamente alla costruzione di un ponte per la continuità, con il pressing dei sindacati perché questo avvenga subito e senza condizioni e con la disponibilità del Comune a fare la sua parte, il tavolo di crisi del Mise, convocato dalla sottosegretaria Alessandra Todde, che si è aggiornato al 15 febbraio con una nuova roadmap.
NUOVE SCADENZE E CONCORDATO
Assodato che l’intervento del Mise con i 10 milioni già garantiti potrà scattare solo in presenza di un terzo investitore, resta la questione dei tempi da coniugare per evitare il blocco dell’attività: quelli del concordato e quelli necessari a Boglione per formalizzare un’offerta. Il presidente di BasicNet ha confermato di essere pronto a sciogliere le riserve con la seconda settimana di febbraio.E non è un caso che il Mise abbia aggiornato il tavolo proprio al 15: entro quel giorno si saprà se BasicNet andrà avanti e intanto dovrà essere trovata la liquidità utile a non fermare l’attività produttiva e commerciale.
Entro fine febbraio e la prima settimana di marzo inoltre dovrà essere presentata un’offerta vincolante, cauzionata e garantita perché ci sia il tempo di lavorare a un piano di concordato in continuità: a dettare l’ulteriore scadenza è stato il commissario giudiziale Luca Gasparini che nel suo intervento istituzionale ha ricordato che il termine del 15 aprile per il deposito del piano è inderogabile. Ha inoltre sottolineato che il 22 gennaio si sono create le condizioni ottimali per un concordato virtuoso mediante la proroga del Tribunale e la conferma ufficiale dell’impegno del Mise.
Il commissario ha infine presentato le varie opzioni previste dal decreto attuativo del “Fondo per le crisi di impresa”, tra cui anche quella del concordato in continuità indiretta, e ha ribadito la forte raccomandazione contenuta nel provvedimento del tribunale a mettere in sicurezza l’azienda e i creditori con un apporto congruo da parte dei soci per la copertura delle perdite operative interinali. Apporto che avrebbe una duplice valenza: garantire l’auspicata continuità e contenere l’ingente falcidia concordataria nei confronti dei creditori.
SERVONO 1,5 MILIONI
La necessità in tempi rapidi di un sostegno economico dei soci per il prosieguo dell’attività nei prossimi mesi ed evitare uno scenario liquidatorio è stata posta in apertura di tavolo dall’amministratore delegato Giorgio Brandazza, che, rispondendo all’offensiva dei sindacati sul concreto rischio che l’azienda voglia bloccare la produzione a partire da lunedì prossimo, ha negato sia «imboscate» sia la volontà di «staccare la spina». Sul fabbisogno finanziario per coprire i prossimi mesi, la stima fornita dall’ad è tra 1,5 e 2 milioni di euro ed è quanto porterà il 29 gennaio all’assemblea dei soci.
LE TIMIDE APERTURE DEI SOCI
Disponibili e a fare la loro parte ma a condizione che... Questa la posizione dei soci di maggioranza, Investcorp e minoranza, famiglia Corneliani, uscita dal tavolo del 27 gennaio. L’avvocato Montironi, in rappresentanza del fondo, ha precisato che la richiesta di un ulteriore impegno ponte deve prevedere un impegno altrettanto concreto da parte di un terzo investitore oltre che degli altri stakeholder. Dal canto suo la famiglia Corneliani si è detta disponibile a mettere a disposizione la sua parte pro-quota (possiede il 14%) a condizione che Investcorp faccia altrettanto ma che sospenda la causa di arbitrato nei suoi confronti.
SINDACATI E PALAZZI: SOLDI SUBITO
Aperture accolte con favore dai sindacati di categoria nazionali e provinciali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil che però sono tornati a battare con insistenza sulla responsabilità sociale degli azionisti: «Il primo passo economico deve arrivare dalla proprietà, già nelle prossime ore e senza alcuna condizione» hanno dichiarato ribadendo «come i soci abbiano l’obbligo morale di metter mano al portafoglio evitando così di vanificare tutti gli sforzi profusi fino ad oggi». Sulla stessa linea il sindaco Mattia Palazzi che ha inoltre messo sul piatto la disponibilità del Comune a dare una mano nei limiti delle sue possibilità, ma solo se i soci in primis e anche la Regione interverranno.
IL PROGETTO BOGLIONE
Nel suo breve intervento al tavolo Boglione ha anticipato a grandi linee l’idea a cui sta lavorando per il rilancio di Corneliani: un progetto complesso che vedrebbe la casa di moda mantovana inserita in un sistema più ampio. Ha parlato di “mercato business to business” per rilanciare il brand sui mercati mondiali e non è escluso stia pensano a una sorta di BasicNet dell’alta moda.
NUOVI INTERESSAMENTI
È stato infine sempre l’ad Brandazza a parlare di altri dossier sul tavolo, ma si è detto in attesa di ulteriori passaggi concreti per poter ufficializzare la presenza di nuovi investitori interessati.