Soccorsi del 118 in diretta col videocasco che proietta sul posto i medici di guardia
Pisa. Di fatto ha funzioni simili a quelle di uno smartphone. Consente di effettuare delle videochiamate. Tuttavia, non si tiene sul palmo di una mano, ma si indossa sulla testa. Nello specifico quella di un operatore del 118 che così ha un doppio vantaggio: si protegge perché porta un caschetto di sicurezza, può comunicare con la centrale operativa e con un medico in tempo reale. Il suo nome è “Rec-visio 118” ed è un “videocasco” progettato per chi è chiamato a soccorrere sul campo le vittime di malori o incidenti. Si tratta di un sistema di teleassistenza delle centrali operative del 118 per gli operatori delle ambulanze sviluppato da un team di ricercatori dell’Istituto di tecnologie della comunicazione, dell’informazione e della percezione (Tecip) della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e dalla ditta Time srl di Capannori. Un brevetto che in questi mesi sta entrando in produzione grazie agli ordini del 118 di Pistoia e di altre Aziende sanitarie toscane e del resto d’Italia.
«Il paramedico arriva sulla scena, accende “Rec-visio” e il medico può interagire con lui perché vede la scena, ascolta l’audio del paziente e interagisce con chi è sul campo: è come avere un cellulare in testa, ma senza dover pigiare il tasto d’inizio chiamata e con le mani libere», sintetizza Piero Castoldi, docente di Telecomunicazioni del laboratorio Inrete della Sant’Anna, mostrando un esemplare sperimentale presente nell’Istituto Tecip nell’area del Cnr a Pisa. Tutto questo grazie alla telecamera, al microfono e all’auricolare integrati nel caschetto dai ricercatori santannini.
«“Rec-visio” consente la trasmissione video del campo d’azione e la comunicazione audio bidirezionale con la centrale operativa sfruttando la trasmissione su rete 4G, e in futuro 5G – prosegue Castoldi –. Per gli operatori del 118, spesso volontari, significa essere forniti di videocamere integrate nella tenuta da lavoro, in collegamento per tutta la durata dell’intervento con la centrale operativa del 118 che vede tutto da un computer ed è trasportata sul posto. Un vantaggio che si estende a chi è soccorso: con la visione del paziente e del campo d’azione, il medico di guardia è in grado di capire il livello di intervento necessario e può dare subito indicazioni all’operatore su manovre da svolgere, su accertamenti da impostare e altro ancora».
Sperimentato per la prima volta in Italia dalla centrale operativa di Pistoia-Empoli e utilizzato in oltre 400 interventi dai volontari di Misericordia e Croce Verde Pistoia (vedi articolo a destra), il sistema si è rilevato molto efficace nelle patologie tempo-dipendenti. Ossia infarti, ictus, traumi e tutte le emergenze in cui la tempestività dell’intervento di cura è un fattore essenziale per le probabilità di guarigione del paziente. Tuttavia, il “videocasco” non era pensato per questo. La sigla 118 è stata aggiunta dopo a “Rec-visio”, perché in origine il sistema era pensato per il calcio.
«L’idea nasce dai risultati di un progetto cofinanziato dalla Regione Toscana che aveva l’obiettivo di dotare di una videocamera gli arbitri su un campo di calcio – rivela il docente della Sant’Anna –. Il suo utilizzo non era tanto legato alla moviola, quanto a verificare dove l’arbitro guardasse in campo. Nel 2018 abbiamo anche effettuato dei test durante delle partitelle, ma questo strumento è stato respinto senza appello dal mondo del pallone. Tuttavia, la tecnologia era sviluppata e abbiamo pensato a un’altra applicazione pratica. Abbiamo puntato sul 118 e qui il riscontro è stato ben altro».
La soddisfazione di medici, paramedici e pazienti (la cui privacy è tutelata poiché non rimangono registrazioni) ha portato Sant’Anna e Tecip dalla fase del brevetto a quella della produzione. I primi caschetti sono stati realizzati per la centrale 118 di Pistoia, che ne ha già acquistati sette, ora si stanno concludendo accordi con quella di Arezzo e con altre realtà italiane per un altro centinaio di esemplari. Anche perché il prezzo è concorrenziale: «Come un cellulare di fascia media – conclude Castoldi–. Del resto abbiamo applicato ciò che la tecnologia già fornisce. L’innovazione è nell’idea e nell’andare incontro alle esigenze sul campo». —
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