Nuovi tagli alle dosi, salta il piano vaccini in Toscana. Slittano le iniezioni alla popolazione
FIRENZE. Costruita per giorni mattone dopo mattone, l’architettura organizzativa con cui la Toscana aveva pianificato la fase 2 della vaccinazione anti-Covid frana in poche ore sotto i colpi della guerra fra Unione europea e AstraZeneca. «Ora serve una delle vostre diavolerie», dice nella sede di via Alderotti intorno alle 18 l’assessore Simone Bezzini alla task force regionale che da mesi gestisce la pandemia e da settimane programma la campagna profilattica più imponente che sia mai stata condotta dalla sanità pubblica regionale dal Dopoguerra a oggi.
Sì perché il piano vaccini, messo a punto appena due giorni fa, va smontato e rimontato da capo, tenendo conto di una variabile non indipendente: nuovi tagli. Fonti della commissione a Bruxelles ieri hanno chiarito che solo un quarto delle forniture del vaccino congegnato a Oxford e promesso dalla multinazionale farmaceutica verrà consegnato ai Paesi dell’Unione nel primo trimestre. Tradotto: i tagli annunciati pochi giorni fa aumentano ancora. Dal 60 al 75%. Così se in Toscana solo per febbraio le forniture erano già scese da 345mila a 140mila dosi, adesso siamo addirittura a 86mila. Saranno appena 42mila a marzo. Non solo. Oggi o domani l’Ema (l’Agenzia europea dei medicinali) dovrebbe dare il via libera al vaccino di AstraZeneca, ma non è ancora chiaro se la somministrazione sarà autorizzata sopra i 55 anni. È probabile che arrivi un ok europeo ma poi venga condizionato da linee guida nazionali dell’Aifa. Non a caso ieri Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, ha sottolineato il fatto che negli studi clinici i dati sugli over 65 non siano «ben rappresentati».
Insomma, non solo le dosi potrebbero essere poche ma neppure utilizzabili per gli anziani. Un guaio perché tutta la fase 2, a partire dalla vaccinazione agli ultraottantenni, finora è stata imperniata sul vaccino di AstraZeneca, da cui ci si aspettava il grosso dei volumi in questi primi mesi (dovevano essere circa 2,4 milioni di dosi, potrebbero arrivarne 600mila). Facile da preparare, conservabile a temperatura da comune frigorifero, nei piani era la chiave di volta per la somministrazione alla popolazione. «Se arrivasse, potremmo cominciare con la vaccinazione agli over 80 dal 15 febbraio», ripete Bezzini, mettendo l’accendo sull’ipotetica dell’irrealtà. In Toscana gli over 80 sono 350mila, e si vorrebbe iniziare dai 70mila che non possono uscire di casa affidando la somministrazione a squadre di infermieri. «Ma i tagli e l’incertezza sull’autorizzazione rischiano di imporci una revisione totale del piano, soprattutto dal punto di vista logistico», continua l’assessore, che nel vertice, ai suoi, chiede di pensare a una strategia indipendente dal vaccino inglese. Se non ricevesse l’ok per gli over 65, gli anziani andrebbero vaccinati puntando su Pfizer e Moderna. E si tratterebbe di tutt’altra storia. Intanto perché le dosi a disposizione sono poche (a febbraio 150mila circa), vanno usate anche per i richiami al personale sanitario e ad ospiti e operatori delle Rsa, e poi va garantita la catena del freddo. Una volta scongelate da -75 gradi, le dosi Pfizer possono restare solo 5 giorni fra 2 e 8 gradi. «Così – ragionano i tecnici della task force – la mappa degli oltre 311 punti di vaccinazione, disegnata per volumi di somministrazione, rischia di saltare». O meglio, va rivista: probabile si salvino i 15 centri previsti nei poli fieristici o nei palasport, dove si eseguiranno 1.000 iniezioni al giorno; e potrebbero servire anche le 62 strutture medie da 240-480 dosi al giorno; difficile invece si riesca a inviare i vaccini Pfizer e Moderna nei 233 mini hub dei piccoli comuni, dove si prevedono sessioni uniche da meno di 240 dosi.
Per farlo servirebbe un enorme sforzo logistico: o mettere sulla strada quasi ogni giorno – quando le forniture diventeranno più massicce – decine di mezzi che trasportino il numero di dosi giuste per ogni hub oppure costruire una rete di “appoggio” dove conservare le dosi. Ma come? Se è più facile pensare di destinare a un palasport mille dosi al giorno, infatti, più complicato appunto sembra recapitare 40-50 dosi per volta nei piccoli comuni. Oggi la task force guidata da Carlo Tomassini si vedrà con i rappresentanti dei medici di famiglia, che si vorrebbero coinvolgere per aiutare gli anziani nella prenotazione. Ché, quando avverrà, si farà con il portale online o attraverso un grande call center. Gli stessi strumenti a cui dovranno rivolgersi tutte le altre categorie di cittadini come over 60, persone con patologie pregresse, disabili, insegnanti , categorie di lavoratori a rischio ecc. Ma la guerra dei vaccini con AstraZeneca sta allontanando ogni giorno di più il momento della sospirata iniezione. In Regione ora si crede possa slittare addirittura a maggio. —
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