Montefiorino. Addio a Bice: da trovatella a ospite fissa per mezzo secolo con le suore
Saverio Cioce
MONTEFIORINO. «È morta la Bice?» È stata questa la prima reazione di incredulità in paese per la scomparsa di Bice Accorsi, 76 anni, morta a Pavullo in ospedale dov’era stata ricoverata per Covid.
La notizia si è sparsa immediatamente anche perchè ieri si sono svolti i funerali e in tanti si sono ricordati di quella donna anziana arrivata a Montefiorino da ragazza, pochi mesi dopo l’apertura della struttura assistenziale, gestita dalle suore della Congregazione fondata durante la guerra dal parroco di Fontanaluccia.
Bice Accorsi, nata a Luzzara il 4 aprile 1944, di fatto era stata abbandonata dai genitori sin da bambina. Da quando era adolescente viveva nella Casa della Carità di Vitriola dov’era arrivata da un istituto per l’infanzia abbandonata della Bassa reggiana.
È rimasta tra quelle mura nell’Appennino per oltre mezzo secolo, dove i suoi problemi avevano trovato l’unica risposta assistenziale che l’Italia del 1961 offriva ai malati di mente. L’unica alternativa al manicomio o agli Ospizi di Mendicità che accoglievano sbandati con problemi psichici come capitò in quelle zone al pittore Antonio Ligabue. Ma per quella quindicenne che manteneva la vitalità e l’intelligenza di una bambina piccola non c’erano altre soluzioni per proteggerla e fu affidata alle cure della Casa della Carità, nata pochi mesi del suo arrivo.
«La nostra Casa è una famiglia - ricorda con gli occhi lucidi suor Annamaria, la responsabile di Vitriola - All’epoca c’erano bambini difficili, oggi tanti anziani. Aiutiamo chi non ha aiuto con una reciproca collaborazione. Non dimentichiamo nessuno, ciascuno ha il suo posto».
Così è stato per Bice Accorsi che non solo ha perfezionato la lettura e la scrittura ma si è inserita da par suo nella vita del paese e tra le stanze di quella che oggi chiameremmo una grande casa-famiglia. Perfettamente autosufficiente, scherzava con tutti e giocava con i più piccoli, instancabile e sorridente.
Così come era affettuosa e premurosa per i più anziani.
Partecipava alle messe come alle processioni, presente anche in diversi pellegrinaggi dell’Unitalsi con i malati, oltre che in prima fila nelle feste parrocchiali. Lo stesso faceva per le incombenze domestiche nella Casa della Carità e non si tirava mai indietro, sia che si trattasse di cucinare o di riassettare le stanze assieme alle altre persone della comunità.
«Bice era un’ospite preziosa - così la ricorda un volontario - Sembrava proprio che lo scopo della sua vita fosse far capire a tutti l’amore e l’amicizia. Aveva un cuore d’oro, ti accoglieva sempre con le braccia aperte, un grande sorriso e baci a volontà». —