La Ghey, intervista all’influencer milanese senza volto
Storicamente, in gran parte per via delle piattaforme social, probabilmente non siamo mai stati così bombardati da immagini e identità, ormai fuse in un’unica entità di dominio pubblico. Parlare di sé attraverso un account personale per dare spazio alla propria storia è diventato quasi un riflesso automatico della contemporaneità: perciò è molto difficile immaginare, in particolare su un social come Instagram, un tipo di comunicazione che non abbia a che fare con uno storytelling di tipo visivo.
Tuttavia, per quanto le immagini possano essere potenti, in Italia – e precisamente, a Milano – un nuovo personaggio ha dimostrato quanto le parole possano essere altrettanto efficaci, se non ancora più d’impatto, nell’evocare l’immaginario comune. Parliamo de La Ghey, account nato una manciata di mesi fa e che, in tutta la sua semplicità e senza mostrare alcun volto, ha ripreso e lanciato un vero e proprio tormentone: periodi alla terza persona singolare, costruiti in forma riflessiva, che permettono a chiunque di identificarsi nelle sue piccole e quotidiane vicende (nella gallery), dai «due fiori freschi» comprati il sabato mattina alla dovuta sciacquata ai piatti prima di mettere tutto in lavastoviglie. Passando per questioni di vitale importanza, come l’accesso alla svendita di Prada senza cui avrebbe avuto un mancamento. Senza svelare la sua identità, abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con La Ghey su alcuni argomenti di grande attualità, dal semi-lockdown attuale alla Milano Fashion Week in arrivo.
Partiamo dall’inizio: com’è nato il concept de La Ghey?
«Tutto è nato dalla volontà di creare uno spazio in cui anziché rendere protagonista il proprietario della pagina, l’influencer di turno, fossero i follower stessi a sentirsi al centro della narrazione. Da qui l’idea di un’immagine blu, chiara e senza fronzoli, che fa da sfondo a un contenuto molto conciso e in forma riflessiva – diventata ormai virale a Milano – permettendo al lettore di identificarsi in maniera istantanea con il contesto di riferimento. Penso che sia questo il motivo per cui la pagina piace così tanto e sta crescendo: non è l’ennesimo account che ruota attorno all’identità di una persona, e lascia la libertà a tutti di identificarsi. La Ghey non vuole comparire proprio per questo motivo, per lasciare spazio al lettore di immedesimarsi con le situazioni, le frivolezze e i luoghi comuni con leggerezza».
Qual è la routine giornaliera de La Ghey in questo periodo di semi-lockdown?
«La Ghey si sveglia con tutta la calma del mondo, a meno che non debba portare i bambini a scuola – se ne ha e almeno ogni tanto – e poi esce di casa a fare la passeggiata con il suo cagnolino indossando pantaloni della tuta, sneakers griffate e, ovviamente, il suo cappotto cammello. Prima di tornare a casa passa dal fioraio, prende un caffè da asporto e il mercoledì, in edicola, La Ghey il nuovo numero di Vanity Fair se lo compra. Una volta a casa, si prepara per la sua lezione di yoga da City ZEN via Zoom e poi inizia a lavorare in smart working. Chiaramente si occupa di moda, e quando le è possibile lavorare in ufficio arriva puntualmente trafelata, raccontando tutto quello che le è successo prima – se è vero o meno, non è dato sapere – e che l’ha fatta tardare come al solito. Per pranzo, si fa portare qualcosa di light da Lon Fon e nel pomeriggio, da casa in questo periodo e dopo lavoro in generale, un salto dall’analista lo fa».
Qui tocchiamo un punto importante: La Ghey come se lo vive questo periodo, senza gli eventi sociali che per lei sono di vitale importanza?
«Eh, La Ghey non se la vive bene. Le manca intessere le sue relazioni, fare le sue cene e i suoi aperitivi. Quindi al momento si limita ad andare dallo psicologo, passare all’Esselunga, farsi una piega dal parrucchiere per sentirsi bene con sé stessa anche da casa, portare il cane alla toelettatura ecc. La giornata passa abbastanza veloce, quindi la sera mette insieme una cena per sé stessa ed eventualmente per il partner ed è già arrivata l’ora del coprifuoco. Anche in zona arancione e rossa La Ghey è sempre in ritardo e non ha mai tempo».
Anche se non ci può svelare la sua identità, vorremmo sapere di più su chi sta dietro La Ghey: l’autoironia è la sua arma vincente, lo è anche per lei?
«La Ghey è sicuramente ironica mentre io, nonostante sia una persona abbastanza esuberante ed estroversa, nella vita reale mi sento un po’ pesante (ride). Siamo due entità separate che per ora vorrei restassero tali, ma di certo mi diverte usare questo strumento per alleggerire le situazioni quotidiane: è qualcosa che faccio per passione e quando mi sento ispirato, e oltretutto non seguo alcun calendario editoriale anche se in molti mi dicono che dovrei condividere di più. Preferisco la spontaneità del momento».
Su cosa invece per La Ghey è assolutamente impossibile fare ironia?
«Quando si tocca l’argomento ex, o gli ex tornano a galla, per La Ghey non esiste più nessuna ironia. Come ben saprete, non è esattamente fortunata nelle relazioni, ma se le va anche a cercare: appena fiuta un alto tasso di tossicità in un possibile legame, ci si tuffa e ci sguazza fino a che la situazione diventa ingestibile. Dopodiché, arrivati allo status di ex, non ne vuole più sentire parlare: l’ex va tenuto lontano, fisicamente e verbalmente».
Com’è messa La Ghey dal punto di vista tv e serie tv? Cosa le piace guardare (anche segretamente)?
«Come potrete immaginare, La Ghey è impazzita alla notizia del reboot di Sex & The City, infuocando assieme alle sue amiche il dibattito sull’assenza di Samantha Jones. Tra le sue serie preferite c’è sicuramente Euphoria – anche se ancora deve guardare l’ultimo episodio extra uscito qualche settimana fa – e una delle sue ultime ossessioni è The Undoing, visti i look pazzeschi della protagonista. Per quanto riguarda la televisione, La Ghey è spesso sintonizzata su Canale 5, ma se glielo chiedi negherà fino alla morte».
A breve si terrà la Milano Fashion Week: cosa commenterà o condividerà con più piacere La Ghey?
«Occhi puntatissimi su Prada: La Ghey va completamente fuori di testa per il duo formato da Miuccia Prada e Raf Simons. Ma anche su Versace, perché La Medusa è iconica e intramontabile, e ovviamente attende con trepidazione la prima collezione di Kim Jones per Fendi. Durante la settimana della moda si seguirà tutte le dirette per adocchiare immediatamente i look più iconici – e feroci, immaginandosi già sfrecciare per la città con alcuni di quei capi – e poi condividere la sua selezione su Instagram. E, oltre ai brand più conosciuti, ha uno sguardo attendo anche alle novità e ai designer che portano avanti una visione unica e genderless, come Andrea Adamo e Christian Boaro».