Facebook farà fuori la politica in bacheca (e decide di nuovo cosa è bene per noi)
Facebook smetterà di suggerire agli utenti gruppi militanti o politici, esattamente come ha fatto a partire da qualche settimana prima delle elezioni statunitensi. In pratica – ha annunciato Mark Zuckerberg presentando la profumata trimestrale del colosso californiano – quella scelta si estende a tutti i mercati in cui il social è operativo. L’obiettivo è far fuori dalle bacheche degli utenti, almeno in parte, contenuti politici ma soprattutto i suggerimenti che conducono a gruppi organizzati intorno a quegli argomenti, «per abbassare la temperatura e scoraggiare conversazioni divisive».
Nello specifico, in un lungo post sul suo social in cui ha annunciato i 2,6 miliardi di utenti su tutti i suoi prodotti, Zuckerberg ha spiegato che «dobbiamo assicurarci che le comunità con cui le persone si collegano siano salutari e positive, e questo è un punto su cui stiamo lavorando da un po’. Un modo per farlo, ovviamente, è eliminare i gruppi che infrangono le regole rispetto a violenza o discorsi d’odio. A settembre avevamo annunciato di aver cancellato più di un milione di gruppi nel corso dell’anno. Ma ci sono anche molti gruppi di cui potremmo disincentivare la frequentazione, anche se non violano le nostre regole. Per esempio, abbiamo smesso di raccomandare gruppi civici e politici negli Stati Uniti prima delle elezioni. Continueremo ad affinare il meccanismo ma programmiamo di eliminarne i suggerimenti sul lungo periodo e di espandere globalmente la decisione».
Di nuovo, insomma, una piattaforma digitale decide per i suoi utenti cosa è bene e cosa è male, anche se le regole vengono rispettate. Oltre che il tenore delle conversazioni, quale sia il clima in cui debbano svolgersi e addirittura cerca di indebolire il dibattito su temi importanti – civici e politici – ma prosegue nel tentativo, avviato ormai da un paio di anni, di ricondurre le conversazioni sul lato intimo, amicale, magari frivolo a volte. Non basta. Oltre le raccomandazioni dei gruppi, infatti, Facebook sta prendendo in considerazione altre mosse per ridurre tout court la quantità di contenuti politici nel Newsfeed. Ma tranquilli, il diritto di parola Zuck ce lo lascerà: «Per essere chiaro, continueremo a consentire alle persone di essere coinvolte in gruppi politici o discussioni, se lo vogliono. Queste attività possono essere utili e importanti. Possono esserci modi per organizzare movimenti dal basso, denunciare le ingiustizie o imparare da persone con punti di vista diversi. Vogliamo che queste discussioni continuino ad avvenire. Ma uno dei problemi principali della bacheca è che le persone non vogliono che la politica e il confronto aspro su quei temi prendano il sopravvento rispetto ai nostri servizi».
Insomma, ricapitoliamo: la politica divide, crea un ambiente pesante anche quando formalmente non vengano violate le condizioni d’uso e le regole, per cui ve ne faremo vedere di meno e vi inviteremo meno a partecipare a gruppi che, pur rispettando le regole, si occupano di argomenti di quel genere. Con buona pace del fatto che tutto è politica e che l’impegno e la coscienza civica sono la prima chiave per discutere dei problemi (locali come planetari) e cercare per loro una soluzione. Nel frattempo il suo gruppo ha realizzato nel quarto trimestre del 2020 11,22 miliardi di profitti (+52%), pari a utili per azione di 3,88 dollari. Le revenue, balzate di un terzo, sono state di 28,07 miliardi, superando le aspettative degli analisti. Il suo ruolo dominante nella pubblicità digitale è in continua crescita.