«Collaborazione e condivisione per il Carnevale di Ivrea del futuro»
IVREA
Avrebbe dovuto festeggiare, domenica 31, prima domenica degli Abbà, l’uscita del numero 30, «ma –afferma Helena Verlucca, titolare della casa editrice Hever – come negli ultimi trent’anni non c’è mai stato il Carnevale senza La Diana, così non ci può essere La Diana senza il Carnevale».
E, ricordando che, dopo la sospensione della scorsa edizione, sarà il primo anno del dopoguerra senza il Carnevale (che si era fermato solo nel 1960, per la morte di Adriano Olivetti) cita la storica e accademica Chiara Frugoni e commenta: «Il Carnevale di Ivrea, che è l’unico ad aver mantenuto un reale legame con il Medioevo, è un evento che ha secoli di vita e il suo spirito non si cancella da un giorno all’altro, ma rimane vivo nella memoria di chi lo ama e lo conosce».
Da questo pensiero una serie di riflessioni che, volentieri Helena Verlucca, figura di spicco di imprenditrice e donna di cultura che contribuisce con il suo lavoro a promuovere Ivrea, il Canavese e la sua gente, salvaguardandone il patrimonio storico-culturale e proiettandolo in un’ottica di futuro, accetta di condividere: «Non è solo il Carnevale che mancherà nel 2021, ma il modo stesso di interpretare la massima manifestazione eporediese per gli anni a venire, anche perché la pandemia che ha colpito il mondo costringerà ad affrontare il futuro in un modo diverso e più attento ai veri valori. I gestori e tutte le associazioni che lo realizzano sono chiamati a un atto di responsabilità: mettere al centro di ogni interesse il bene superiore della manifestazione e della città. Punto di partenza imprescindibile sarà salvaguardare il suo passato e la sua storia, che sono gli aspetti culturali unici e caratteristici: i soli realmente qualificanti».
Anche Helena Verlucca suggerisce di tradurre l’edizione saltata in un’opportunità, privilegiando il Carnevale del fare sul Carnevale dei ricordi: «La ripartenza – spiega – dovrà essere caratterizzata dall’assunzione di nuovi criteri gestionali basati sulla conoscenza e sulla competenza. Nel 2021 questa terribile pandemia non permette di dar vita al nostro Carnevale che ci auguriamo ritorni nel 2022 con un progetto serio, da abbinare alle nuove misure di sicurezza, unite alle normative vigenti, perché possa essere attrattivo non solo per gli eporediesi, ma anche per i molti turisti che arrivano da varie parti d’Italia e del mondo. Occorrerà che la pubblica amministrazione si impegni a tutelare e valorizzare questo prezioso bene comune che tanto identifica la città e i suoi cittadini, salvaguardandone storia, immagine e contenuti culturali». E sottolinea: «Sarà necessario che la Fondazione sappia condividere idee e progetti con le migliaia di persone riunite nelle Componenti che, attori protagonisti della manifestazione di cui sono innamorati, saranno disposte a fare di tutto e di più per garantirne il successo, sulla base di un unico intento, spendendo tempo, energie e denaro. Solo l’unione farà la forza, solo la collaborazione e la condivisione, senza steccati e senza pregiudizi, condurrà a risultati positivi, se non si dimenticherà che le due facce del Carnevale sono indispensabili e devono vivere entrambe nell’unità della festa».
«La Diana – aggiunge – vuole quindi ringraziare tutte le Componenti per quello che hanno sempre realizzato e cercano di fare anche quest’anno, con tutte le difficoltà che sono insorte. Due esempi per tutti: il gruppo Pifferi e tamburi che ha suonato il 6 gennaio scorso, al Giacosa, per mantenere in vita lo spirito delle nostre tradizioni, e gli aranceri che, negli anni, hanno addobbato la città e devono sostenere spese che non saranno ripagate dalle quote». E ribadisce: «Il Carnevale non è morto, né mai morrà e ritornerà più vivace che mai appena i Coronavirus andranno in pensione: essere pronti a riviverlo integralmente è il consiglio che va dato a chi ci crede, mentre a narrarne gli sviluppi tornerà La Diana, messaggera di quanto occorso finora e di quanto capiterà d’ora in poi. La rivista, infatti, è diventata negli anni cospicua fonte di memorie, di oggi e di ieri, oltreché di un passato sia prossimo che remoto della manifestazione: cercare nel passato le nostre radici folcloriche è diventata nel tempo una delle nostre più vive occupazioni».
Non ci saranno, dunque, quest’anno, le ricerche storiche, le immagini dei personaggi e dei momenti salienti, nè i doc, gnoc e demi-gnoc in cui cercarsi, né tutto il resto per cui La Diana è diventata negli anni un ambìto oggetto da collezione: «Ma noi – conclude – teniamo in serbo tante curiosità, ricerche, immagini: proporremo nel 2022 un album dell’edizione ridotta del 2020 e partiremo da dove eravamo rimasti: sarà un numero che ne vale due. A presto, dunque, e viva il Carnevale!». —